Cadette afroamericane alzano il pugno a West Point, parte un'inchiesta

Immortalato in una fotografia, è associato al movimento Black Lives Matter: violerebbe il codice di condotta. E se fosse solo un simbolo di unità?
AP

Sedici cadette afroamericane in divisa hanno alzato il pugno, immortalato in una fotografia ampiamente circolata sul web. Un'inchiesta è stata aperta. E' successo a West Poit, l'accademia militare americana forse più importante dove ora si cerca di capire se quel gesto viola le restrizioni sull'attività politica. Non è chiaro quanto l'indagine durerà ed è troppo presto per sapere quali conseguenze potrebbero esserci per le ragazze pronte a diplomarsi il 21 maggio prossimo. C'è il dubbio che con quei pugni abbiano espresso il loro sostegno a Black Lives Matter, il movimento emerso in Usa con le proteste contro l'uccisione da parte di agenti di polizia di afroamericani disarmati. Se così fosse, avrebbero violato quanto previsto dal dipartimento della Difesa laddove recita che "membri in servizio non devono essere coinvolti in attività politiche di parte" fatta eccezione per il voto.

A difesa delle ragazze si è schierata Mary Tobin, loro mentore a sua volta diplomata a West Point. Secondo lei le studentesse stavano semplicemente festeggiando il loro imminente diploma così come fanno i membri di una squadra sportiva alzando al cielo i loro caschi. "Era un segno di unità. Non stavano indicando implicitamente un'alleanza ad alcun movimento", ha detto Tobin al Guardian. Lei, diplomata nel 2003, ha spiegato di avere parlato con loro: isolate in un ambiente competitivo come quello a West Point, non si aspettavano che il loro gesto avrebbe sollevato le polemiche.

Cadette di colore sono rare a West Poin, dove il 70% circa degli studenti è bianco e l'80% è rappresentato da uomini.

Quella di scattare fotografie in uniforme in accademia è un atto tradizionale ma non con il pugno alzato, visto come simbolo di una resistenza per vari movimenti politici. Quel gesto creò un acceso dibattito quando a farlo durante la cerimonia di premiazione alle olimpiadi di Città del Messico nel 1968 furono Tommie Smith e John Carlos, atleti Usa afroamericani arrivati primo e terzo nella corsa sui 200 metri. Il loro pugno, con guanto nero, restò alzato dall'inizio alla fine dell'inno americano e fu definito da Smith "un saluto ai diritti umani" e non al "Black Power".

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