Camion europei o camion americani? Voi quale preferite? Per stazza non c’è partita. I camion dal muso lungo stravincono e rappresentano uno dei pilastri su cui è fondata l’America, come gli hot dog e il tacchino ripieno. Personalizzati fino all’ultimo dettaglio, i truck sono case ambulanti venerate come una reliquia dal proprietario, che al suo giocattolone dedica praticamente la vita. Sono il simbolo autentico dell’America così come si è formata, sul ferro, sul cemento, ma soprattutto sulle ruote (18 wheels) che uniscono i 75.000 chilometri di autostrade interstatali. I camion sono lo strumento privilegiato per il trasporto merci, perché sui treni si muovono principalmente automobili, carbone e altri materiali grezzi, mentre i fiumi, come il Mississippi e l’Ohio, sono insostituibili per quanto riguarda prodotti chimici, cereali e minerali.
Tutti assieme i camionisti formano una "nazione" popolata quasi quanto la Norvegia: 3,5 milioni di persone, in maggioranza maschi, con il loro mondo d’asfalto e di pezzi di ricambio, ma soprattutto con il mito alimentato anche dalla letteratura: se siete curiosi basta leggere il diario di Carl Maxwell, dal titolo “My Life As A Truck Driver The First Two Years” (La mia vita come camionista - I primi due anni). Sui blog italiani, spagnoli, portoghesi sono molti gli europei che inseguono il sogno di trasferirsi negli States. In realtà questi aspiranti camionisti non sperano di essere pagati di più, inseguono semplicemente il sogno di guidare camion che in Europa possono sognare solo attraverso i simulatori, magari passando ore a esercitarsi con il gioco “18 wheels of steel”, d’obbligo per tutti gli appassionati del settore.
Ad attirare è soprattutto il muso lungo della cabina che può superare tranquillamente i 5-6 metri e avere dentro qualsiasi comfort. “Cosa c’è dentro, mi sa cucina, doccia, sala da pranzo e anche lo sgabuzzino”, ironizza un internauta italiano. Ma perché in Europa la cabina non è così? Se lo chiedono in tanti e la risposta è semplice. Perché l’Europa è diversa dagli Stati Uniti. Bisogna precisare che tutti i camion in origine avevano la cabina allungata, basta guardare le immagini di quelli tedeschi della Seconda Guerra mondiale. Poi i codici della strada europei hanno previsto norme rigide sulle dimensioni, per questione di sicurezza e di gestione del traffico.
Il boom economico degli anni '60 ha moltiplicato il traffico su ruote, mentre la rete stradale è rimasta limitata soprattutto a causa della morfologia delle città. L’Europa ha una storia dei trasporti diversa rispetto agli Stati Uniti, si è formata sulle ferrovie e sui porti, più che sul trasporto lungo l’asfalto. In Italia, secondo il codice della strada, una motrice può essere lunga all’incirca 12 metri, un autoarticolato 16,50 metri e gli autotreni (cioè autoveicolo con due rimorchi) possono arrivare a 18,75 metri. E’ chiaro che queste dimensioni non consentono di avere una cabina lunghissima, altrimenti si perde spazio per le merci. I camion americani inoltre percorrono lunghe distanze e il vano motore più grande permette radiatori più potenti, che rinfrescano meglio il motore e rendono i camion infallibili sulle lunghe distanze.
Per farvi capire le proporzioni, da New York fino a Los Angeles ci sono quasi 4.500 chilometri da percorrere. Un tragitto doppio rispetto a quello per andare da Napoli a Copenhagen (2.100 kilometri), passando dal sud Italia ai mari del nord e attraversando Austria e Germania. Ma poi c’è anche la geografia stradale. In Italia, come nel resto d’Europa, non c’è una netta demarcazione tra area urbana e area industriale, bestioni troppo grossi avrebbero difficoltà a fare manovre nel mezzo di città, per questo di solito si usano i camion con rimorchio.
Immaginate di guidare un truck americano sulla Salerno-Reggio Calabria o di raggiungere un deposito in pieno centro cittadino. Già ora si creano ingorghi tra camion e pullman, con tanto di urla e clacson a fare da contorno. Sarebbe un’impresa impossibile.
In sintesi, i camion americani devono percorrere distanze più lunghe, in strade più comode, mentre quelli europei viaggiano per tratte più brevi, in spazi più stretti. Da qui la differenza di strutture. Logica a parte, rimangono le emozioni delle strade della nuova frontiera americana. “Quello che mi spaventa è quando nevica, c'è qualcuno che ha girato da quelle parti d'inverno? Ma è davvero così difficile?”, si chiede un internauta camionista che, tassello dopo tassello, potrebbe anche riuscire a coronare il suo sogno.














