Casa Bianca organizza vertice sul clima a margine dell'assemblea Onu

Nel gruppo ristretto di invitati l'Italia c'è, stando al ministero dell'Ambiente
AP

La Casa Bianca ha organizzato un vertice sul clima a margine dell'assemblea generale dell'Onu, che entrerà nel vivo la settimana prossima. A riunire ministri e funzionari per una colazione di lavoro prevista lunedì 18 settembre a New York sarà Gary Cohn, il consigliere economico del presidente americano Donald Trump.

La riunione - a cui sono state invitate le principali economie del mondo tra cui l'Italia, come riferito da un portavoce del ministero dell'Ambiente - è pensata come una "opportunità per ministri chiave con responsabilità su queste questioni di essere coinvolti in uno scambio informale di vedute e discussioni su come andare avanti nel modo più produttivo possibile". Così recita l'invito, riferisce il New York Times secondo cui il numero di partecipanti sarà ristretto; saranno presenti solo funzionari a livello ministeriale.

L'appuntamento arriva dopo la devastazione provocata dagli uragani Harvey e Irma, che hanno colpito rispettivamente il Texas il 25 agosto scorso e la Florida il 10 settembre. E' inoltre organizzato dopo la decesione - annunciata lo scorso giugno - dell'amministrazione Trump di volere uscire dallo storico accordo di Parigi sul clima che impegna quasi 200 nazioni a ridurre le emissioni di gas serra e ad aiutare le nazioni più vulnerabili a fare i conti con condizioni climatiche estreme.

Un segnale chiaro della volontà di Washington di affrontare il problema dato dal cambiamento climatico sarebbe un segnale interpretato positivamente. Formalmente, la Casa Bianca vuole trovare un modo per realizzare una delle tante promesse del presidente Usa: ridurre le emissioni senza ledere l'economia Usa. Perché l'America viene prima di tutto, come recita il motto caro a Trump "America First".

Sebbene gli Usa vogliano abbandonare l'accordo sul clima di Parigi, il governo ha presentato alle Nazioni Unite una lettera datata quattro agosto. In essa viene segnalata la possibilità che la prima economia al mondo - e la principale fonte di emissioni insieme alla Cina - resti nel patto. L'amministrazione Trump, si legge, "intende esercitare il suo diritto di ritirarsi dall'accordo a meno che gli Usa identifichino termini giudicati accettabili di un rinnovato coinvolgimento". Tecnicamente, nessuna nazione può formalmente ritirarsi dall'accordo fino al novembre 2020.

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