La Cina convoca l'ambasciatore Usa: l'arresto di lady Huawei un "atto vile"

Per Pechino, le azioni di Washington sono "estremamente cattive nella loro natura". Per questo "compierà azioni ulteriori sulla base delle azioni americane". Si teme una escalation delle tensioni commerciali
AP

Dopo l'ambasciatore canadese, John McCallum, anche quello statunitense, Terry Branstad, è stato richiamato dal ministero cinese degli Esteri. Alla nazione asiatica non è piaciuto l'arresto della direttrice finanziaria del colosso cinese, Meng Wanzhou; per questo ha minacciato il Canada con "conseguenze serie" e ha promesso agli Usa "ulteriori azioni" se saranno necessarie. E' l'ultima dimostrazione di come il caso Huawei sia destinato ad aumentare le tensioni tra Pechino e Washington, passando da Ottawa, tensioni che venerdì scorso hanno provocato un sell-off a Wall Street.

Robert Lighthizer, il rappresentante commerciale Usa, ha detto a Cbs che "questa è una questione giudiziaria, una cosa completamente diversa da ciò di cui mi occupo". Dunque il caso "non dovrebbe avere un impatto" sulle trattative tra Usa e Cina volte ad allentare le tensioni commerciali.

La 'principessa' dell'high tech cinese è stata arrestata a Vancouver il 1 dicembre scorso mentre viaggiava da Hong Kong al Messico, lo stesso giorno in cui il leader cinese Xi Jinping e quello americano Donald Trump stavano per cenare insieme a Buenos Aires (Argentina); dopo avere partecipato ai lavori del G20 - che per la prima volta nella storia del summit ha fatto scomparire il riferimento alla lotta al protezionismo - i due hanno siglato una tregua commerciale di 90 giorni. Quattro giorni dopo è emersa la notizia dell'arresto, chiesto dalla procura di New York il 22 agosto scorso e di cui Trump e Xi pare non sapessero nulla. Meng è accusata di avere violato sanzioni americane riguardanti l'Iran e di "frode" per avere mentito alle banche Usa con cui ha fatto business: la tesi di Washington è che lei abbia fornito a Teheran attrezzature di rete attraverso Skycom, presentata come entità separata da Huawei ma di fatto giudicata la stessa cosa.

Il ministero cinese degli Esteri sostiene che gli Usa - che hanno chiesto al Canada l'arresto e che vogliono l'estradizione di Meng - hanno "violato i diritti legittimi e gli interessi di cittadini cinesi". Per Pechino, le azioni di Washington sono "estremamente cattive nella loro natura". Per questo "la Cina compierà azioni ulteriori sulla base delle azioni americane".

Le Yuchen, viceministro cinese degli Esteri, ha fatto pressing sugli Usa "affinché prestino attenzione alla posizione sollenne e giustificata della Cina e correggano immediatamente le azioni sbagliate e cancellino il mandato di arresto contro questo cittadino cinese". Al Canada, Le ha detto che l'arresto di Meng è avvenuto "nel mancato rispetto della legge" e in un modo "irragionevole, impietoso e malvagio".

Meng, figlia del fondatore di Huawei, sta trascorrendo il fine settimana in carcere. Venerdì scorso non è stata raggiunta una decisione sul rilascio su cauzione e il caso riprenderà lunedì sui banchi di tribunale canadesi. Per la procura canadese - che rappresenta gli Usa - Meng potrebbe fuggire in patria considerata la sua ricchezza. Per gli avvocati di lei, non lo farebbe per non imbarazzare la sua nazione e suo padre, un ex ufficiale dell'esercito cinese, un imprenditore osannato in Cina, e un uomo vicinissimo al partito comunista.

Intanto al Congresso, il repubblicano Marco Rubio ha promesso di avanzare una legislazione che metterebbe completamente al bando Huawei in Usa.

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