Caso Khashoggi: Trump promette una "punizione severa" se Riad coinvolta

Il giornalista saudita critico del suo Paese, scomparso dal 2 ottobre. Il presidente Usa vuole comunque salvare la vendita di armi
AP

Una "punizione severa". E' quella che Donald Trump ha promesso all'Arabia Saudita se la scomparsa del giornalista Jamal Khashoggi, un saudita critico del suo Paese, fosse associata a Riad. Ma il 45esimo presidente non intende mettere a repentaglio i contratti di vendita di armi da 100 miliardi di dollari siglati tra la nazione saudita e i colossi dell'aerospazio e della difesa americani come Boeing, Lockheed Martin e Raytheon. Farlo, è la sua tesi, sarebbe da "pazzi" perché metterebbe a repentaglio l'occupazione. "Ci sono altri modi per punire", ha garantito Trump.

In un'intervista a "60 Minutes", trasmissione di Cbs News la cui messa in onda è prevista per domenica notte, il 45esimo presidente americano ha spiegato che "nessuso sa" se funzionari sauditi siano coinvolti. "Lo negano con forza". Di certo "ne saremmo molto delusi e arrabbiati, se così fosse".

Trump ha promesso di "arrivare alla fine del caso" per scoprire i responsabili della scomparsa del reporter che scriveva storie per il Washington Post e che era da un anno circa in auto-esilio in Virginia temendo per la sua sicurezza; è entrato nel consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre scorso per ottenere un documento legato al suo imminente matrimonio ma - stando alla fidanzata - non ne è mai uscito. Secondo lei, lui temeva di andare al consolato ma credeva che nulla gli sarebbe successo su suolo turco. "Potrebbero essere loro? Sì", ha detto Trump riferendosi ai sauditi.

La Turchia ha accusato l'Arabia Saudita di averlo ucciso nella sede consolare e di averlo fatto a pezzi. L'Arabia Saudita sostiene che il giornalista lasciò il consolato subito dopo esserci entrato ma il Washington Post ha riferito che il governo turco ha detto a quello americano di avere video e audio che provano che sia stato torturato dentro il consolato. Trump ha detto di volere vedere quei video.

Ankara sta cercando l'appoggio di Washington nella sua battaglia contro Riad e per ottenerlo, sabato 12 ottobre ha liberato il pastore evangelico Andrew Brunson, detenuto da oltre due anni in Turchia con accuse di attività terroristiche. Il presidente americano ha spiegato che la liberazione è sono una "coincidenza totale" e non è legata al caso Khashoggi. Dalla Casa Bianca, dove ha accolto il pastore evangelico tornato in patria, Trump ha detto di avere "invitato" la fidanza del giornalista scomparso e che nel giro di 24 ore avrebbe chiamato il re saudita.

Tuttavia, ci vorrà forse tempo prima che venga meno l'esitazione di Trump nel reagire con forza contro il regno saudita visto il suo stretto legame con il principe Mohammed bin Salman, l'uomo che di fatto manda avanti il suo Paese. Inoltre, la Casa Bianca ha continuano ad appoggiare la campagna saudita di bombardamenti contro i ribelli houthi in Yemen, con i quali sono stati uccisi migliaia di civili. Come? Fornendo armi e supporto logistico. Quanto Trump continua a volere fornire all'Arabia Saudita, una nazione da cui sempre più aziende si stanno nel frattempo allontanando dopo il caso. Alla cosiddetta Davos nel deserto, prevista a Riad il 23 ottobre, Uber non ci andrà come nemmeno i principali media inclusi Financial Times e Cnbc tranne Fox (il canale preferito di Trump). Il segretario americano al Tesoro, Steven Mnuchin, ha detto che "a questo punto intende andarci". Il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, non ci andrà.

 

 

 

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