Caso scarpe con bandiera schiavista, Nike costruirà fabbrica in Arizona

Il governatore dello Stato ha negato incentivi fiscali dopo lo stop alla vendita delle calzature ritenute offensive
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Nike costruirà la fabbrica che aveva promesso in Arizona, con cui creerà 500 posti di lavoro a tempo pieno e investimenti per almeno 184 milioni di dollari. E questo nonostante la minaccia del governatore dello stato di cancellare incentivi fiscali pari a un miliardo di dollari.

Le tensioni tra il colosso americano dell'abbigliamento sportivo e Doug Ducey sono sorte dopo la decisione di Nike di ritirare dal mercato, ancora prima della loro commercializzazione, un paio di scarpe ideate in occasione del Giorno dell'indipendenza statunitense.

Le calzature dedicate al 4 luglio raffiguravano la cosiddetta bandiera “Betsy Ross”, una bandiera a strisce rosse e bianche con un riquadro blu con 13 stelle (richiamo alle 13 colonie americane che nel 1776 dichiararono la loro indipendenza dal Regno di Gran Bretagna). Questa scelta di design era stata giudicata offensiva dall'ex stella della Nfl, l'attivista Colin Kaepernick.

Il campione di football - quello scelto da Nike come uno dei testimonial per il trentesimo anniversario della campagna "Just Do It" e quello che nel 2016 avviò la pratica tanto criticata da Donald Trump di inginocchiarsi sul campo di gioco durante l'inno nazionale in protesta per la violenza della polizia contro afroamericani come lui - aveva detto a Nike che non avrebbe dovuto vendere quelle scarpe perché considerate da lui e da altri offensive. Il motivo? La bandiera in questione era usata durante la schiavitù, abolita formalmente negli Usa nel 1865.

Cancellando la vendita delle scarpe controverse, il governatore dell'Arizona aveva accusato Nike di piegarsi "al politicamente corretto e al revisionismo storico".

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