Cathouse FUNeral, a Brooklyn un vecchio obitorio si è trasformato in uno spazio per l'arte

L'artista David Dixon ha aperto una nuova galleria dove fino a 30 anni fa entravano soprattutto cadaveri. E prima di farlo ha girato il film sulla sua morte

Un vecchio obitorio si è trasformato in un centro della scena artistica e culturale di Brooklyn. Come? Con la passione e la creatività di un artista americano che si è pronunciato morto. David Dixon, questo è il suo nome, ha fondato lo scorso autunno Cathouse FUNeral, uno spazio dedicato all'arte e alla cultura dove fino al 1979 entravano soprattutto cadaveri. La sua galleria, una stanza senza finestre, è tutto tranne che un tradizionale white cube. Se si vuole vederla come un cubo bianco, bisognerà ammettere che è di un bianco impuro, "sporcato" dalla storia dello spazio stesso: ogni mostra lascia una traccia evidente, uno spillo che punge e accende la memoria (un pezzo di carta da parati, una fotografia appesa, una porzione di parete dipinta).

David Dixon ha lo studio nel vecchio obitorio di Richardson Street dal 2001, insieme ad altri artisti. Qui, prima ancora di aprire la galleria, ha ospitato proiezioni e messo in scena un film sulla sua morte. Quando ha girato "David Dixon is dead." voleva vedere cosa sarebbe successo alla propria opera Museum/Mausoleum una volta morto. "L'unica maniera per me per vedere il lavoro finito era attraverso un film che fosse in parte documentario e in parte fiction", ha spiegato Dixon seduto su una sedia nel centro del suo spazio. "Il video era un modo per creare un ambiente per le mie opere d'arte. E' stato una sorta di progetto curatoriale", ha aggiunto. E così continua ad essere il suo lavoro, anche nello spazio fisico della galleria in cui le opere entrano in stretto dialogo pur mantenendo una propria autonomia.

Nella mostra appena conclusasi, "The Hunt" (la caccia) la sensazione era di essere immersi un ambiente in cui la connessione tra le opere creava una forma di tensione e sollevava il dubbio di chi fosse la preda e chi il predatore. "Le diverse sensazioni e situazioni raccontate dai singoli lavori funzionano come le scene di un film", ha spiegato Dixon. La mostra prima di "The Hunt", a cui hanno partecipato diversi artisti residenti a New York, era invece dedicata a Agnes Martin e Barnett Newman e alla loro eredità: gli "Adamo ed Eva" di un astrattismo puro e tendente alla perfezione, come li definisce Dixon. E prima ancora ci sono state altre tre mostre, tra cui una dedicata al colore rosa con le opere di 90 artisti.

foto: courtesy Cathouse FUNeral

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