Cattelan torna al Guggenheim con un wc d'oro: usatelo

La scultura in uno dei bagni del quarto piano del museo di New York è funzionante. Critica al mercato dell'arte e agli eccessi dell'1% della società, inclusi quelli immobiliari di Trump

C'è solo un posto al mondo dove tutti sono uguali. Dove il colore della pelle non conta. Dove avere un conto a sei o più zeri non significa niente. Perché qualunque sia la vita che stiamo vivendo, una cosa la facciamo tutti nello stesso modo: andare in bagno. Un momento della giornata in cui ogni uomo rimane da solo con sé stesso. E' questo uno dei concetti alla base di “America”, la nuova irriverente opera di Maurizio Cattelan. Si tratta di un wc ricoperto d'oro, con tanto di tavoletta e tubi di scarico. L'artista padovano nato nel 1960 ha deciso di rompere così il silenzio artistico autoimpostosi iniziato dopo la retrospettiva interamente dedicata a lui (Maurizio Cattelan: All) al Solomon R. Guggenheim a New York, il museo dove torna a provocare con questo lavoro.

Se allora aveva deciso di dire addio all'arte appendendo le scarpe al chiodo - o meglio, 128 suoi lavori montati all'interno della spirale del museo e non lungo le sue pareti come succede di solito - questa volta l'artista ha deciso di piazzare la sua opera in uno dei bagni del museo al quarto piano a tempo indeterminato (o fino a quando arriverà un acquirente). L'intento è che sia usato dai visitatori proprio come farebbero normalmente per fare pipì o altro.

Il prezzo per concedersi una seduta “da re”? Basterà mostrare il biglietto. Del resto è proprio questo l'obiettivo: in un luogo dove non si può toccare niente, dove tutto è custodito sotto una teca di vetro o sorvegliato dalle guardie, ecco l'opera che entrerà nella vita di tutti. Tenuti a debita distanza da quadri e dipinti, gli appassionati d'arte potranno avvicinarsi a un lavoro senza che venga detto loro “non toccare”. Così facendo Cattelan offre un prodotto di lusso, ironicamente pensato per l'1% della società più abbiente, permettendo un modo diretto di vivere un'opera d'arte in totale solitudine. Come spiega una nota del museo, sarà possibile vivere una "esperienza intima senza precedenti con un'opera" che da un lato gioca sul concetto degli eccessi del mercato dell'arte e dall'altra evoca il sogno americano dato da opportunità per tutti.

Ma in “America” c'è anche un po' di Donal Trump. Come si legge in un'intervista pubblicata sul blog del museo, l'estetica del 'trono' richiama gli eccessi immobiliari del candidato repubblicano alle elezioni presidenziali. Cattelan ammette: quando concepì l'idea dell'opera non immaginava l'ascesa di Trump ma "probabilmente era nell'aria". L'elemento Trump "è un'altro ma non dovrebbe essere l'unico" legato al water d'orato. Vedere come il pubblico reagirà all'opera, garantisce Cattelan, "fa parte del gioco".

Un addetto alla sicurezza vigilerà costantemente per assicurarsi che nessun visitatore porti via un pezzo di “America”, opera che si ispira agli artisti come Marcel Duchamp e Piero Manzoni. Se il primo realizzò “Fountain” (un comune orinatoio) nel 1917, il secondo si spinse oltre e nel 1961 stupì il mondo con “Merda d'artista”, una scatola in cui l'artista italiano ha messo presumibilmente i propri escrementi, venduta al prezzo equivalente a 30 grammi di oro.

Solomon R. Guggenheim Museum
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