Centinaia di aziende Usa a Trump: non si faccia marcia indietro sul clima

Una lettera aperta, firmata da 365 società, per chiedere al presidente eletto di non cambiare rotta rispetto all'amministrazione Obama e di non abbandonare gli accordi di Parigi

Una lettera aperta, firmata da centinaia di aziende americane, 365 per la precisione, per chiedere al presidente eletto Donald Trump di non fare marcia indietro sulle questioni ambientali rispetto all'amministrazione Obama e di non abbandonare gli accordi di Parigi sul clima. L'idea condivisa dei colossi americani, tra cui Nike, Starbucks, Levi Strauss e Mars, è che se gli Stati Uniti non faranno leva su "un'economia pulita", ovvero un'economia fondata sulle energie rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni nocive, la prosperità del Paese sarà messa a repentaglio.

Rivolgendosi a Trump, che non ha fatto mistero durante la campagna elettorale che lo ha portato fino alla Casa Bianca di volere rivedere la politica ambientale del suo predecessore e di volere abolire l'Environmental Protection Agency (Epa), ma anche al presidente uscente Barack Obama e al Congresso, aziende e grandi investitori hanno enfatizzato "il profondo impegno a risolvere il problema del cambiamento climatico" e hanno chiesto di non toccare la regolamentazione attualmente in vigore sulle emissioni.

"Non riuscire a costruire un'economia attenta alle emissioni mette a rischio la prosperità americana. Le giuste azioni creeranno posti di lavoro e sosterranno la competitività americana", si legge nella lettera, diffusa a conclusione del vertice di Marrakesh, in Marocco. Dal canto loro le aziende si sono impegnate a portare avanti i propri impegni per ridurre le emissioni nocive, indipendentemente dalla politica che Trump deciderà di varare una volta entrato alla Casa Bianca, il prossimo 20 gennaio.

"Il nostro impegno non cambia. Lo facciamo perché vediamo un reale rischio da un punto di vista aziendale. E vediamo un problema reale in termini di business", ha detto Kevin Rabinovitch, responsabile della sostenibilità globale di Mars, che si è impegnata a eliminare il 100% delle emissioni nocive dalle proprie fabbriche e uffici entro il 2040. Le aziende grandi e piccole stanno cercando di capire che direzione prenderà la politica americana dopo l'elezione di Trump, che per molti versi ha aperto un fronte totalmente incerto, anche dal punto di vista della regolamentazione.

Il magnate repubblicano si è impegnato a sostenere l'economia e le aziende del Paese, anche rendendo più snelle le leggi, ma è ancora tutto da capire in cosa effettivamente questo si tradurrà. Per quanto riguarda il clima, tutto lascia pensare che Trump andrà in direzione diametralmente opposta rispetto a Obama, come suggerisce anche il fatto che per seguire le sorti dell'agenzia per la tutela ambientale è stato scelto Myron Ebell, che non è uno scienziato, da tempo si batte contro quello che definisce allarmismo sulle tematiche climatiche e sostiene invece l'industria del carbone e del petrolio.

Se alcune corporation, per esempio quelle del settore auto, non vedrebbero di cattivo occhio un ammorbidimento degli standard sulle emissioni, altri gruppi, come quelli del comparto dell'energia eolica e solare, stanno cercando un terreno comunque con il presidente eletto, chiedendo rassicurazioni sul fatto che la nuova amministrazione non taglierà gli investimenti nelle rinnovabili e non revocherà i crediti fiscali sui progetti legati alle energie pulite. "Trump parla di infrastrutture e posti di lavoro. Noi portiamo avanti progetti che creano reddito e occupazione nel Paese", ha detto Michael Skelly, fondatore e presidente di Clean Line Energy Partners.

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