Ceo di AT&T: regolatori Usa non hanno mai chiesto vendita Cnn

Fonte del governo conferma: mai forzata una tale cessione. Washington preferirebbe che il deal saltasse
iStock

Il Ceo di AT&T, colosso americano delle telecomunicazioni che punta ad acquisire Time Warner, ha spiegato che nessun regolatore Usa gli ha mai chiesto di vendere Cnn come condizione per ottenere il via libera al merger da 85,4 miliardi di dollari. Sembra dargli ragione un funzionario del dipartimento di Giustizia, che alla Cnbc ha spiegato che il governo non sta cercando di ottenere la cessione dell'emittente; ciò contrasta con le indiscrezioni emerse ieri.

"Nessuno mi ha mai detto che il prezzo per realizzare il merger era vendere Cnn", ha detto l'amministratore delegato di AT&T, Randall L. Stephenson, durante la conferenza DealBook del New York Times organizzata a New York. "Allo stesso modo non ho mai offerto di vendere Cnn. Come ho detto ieri, non c'è alcuna intenzione di vendere Cnn. Siamo stati tutti e due infastiditi dalla fuga di notizie emerse".

Alla Cnbc un funzionario Usa ha definito "scioccante" la tesi secondo cui Washington sta premendo per ottenere la cessione di Cnn. Per la fonte è AT&T che sta "cercando di trasformare il caso in una questione politica; non lo è".

Stando alla fonte, il governo preferirebbe che AT&T abbandonasse il piano di acquisizione in toto o che almeno ad essere cedute fossero alcune parti di Time Warner: Turner Broadcasting (divisione che include Cnn) o Direct TV (servizio di video in streaming meno costoso). Washington, a sua detta, resta disposta ad ascoltare altre proposte per superare le preoccupazioni antitrust. Dal canto suo il Ceo di AT&T ha spiegato di volere chiudere la transazione, anche a costo di portare il caso in tribunale.

"Sin dal primo giorno in cui abbiamo annunciato" l'accordo, un anno fa, "ci siamo preparate per difenderlo. Siamo pronti per lottare" per vie legali.

Altri Servizi

Usa: nuovi dazi da 200 miliardi di dollari contro la Cina, Apple Watch e Airpods salvi (per ora)

Entrano in vigore dal 24 settembre al 10%. Dal primo gennaio saliranno al 25%. Trump: se Pechino reagisce con ritorsioni, pronte altre tariffe doganali per 267 miliardi

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sembrano destinate ad aumentare. Dal prossimo 24 settembre l'America di Donald Trump farà scattare dazi del 10% su importazioni cinesi aventi un valore di 200 miliardi di dollari. Dal primo gennaio 2019, le tariffe doganali saliranno al 25%. E se Pechino adotterà ritorsioni, Washington reagirà passando alla "fase tre" della sua strategia imponendo altri dazi su 267 miliardi di dollari di importazioni cinesi dopo una prima fase corrispondente all'entrata in vigore di dazi del 25% per 50 miliardi.

Russiagate: cosa Mueller vuole capire con l'aiuto di Manafort

L'ex direttore della campagna Trump pronto a collaborare con il procuratore speciale

Non è chiaro se Paul Manafort sia in possesso di informazioni potenzialmente dannose per Donald Trump, ma il suo mea culpa e l'impegno a collaborare "pienamente" con gli inquirenti danno al procuratore speciale Robert Mueller un'ottima occasione per fargli domande chiave nell'ambito del Russiagate, l'inchiesta sulla presunta interferenza di Mosca nelle elezioni del 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna Trump e il Cremlino.

Wall Street non teme i nuovi dazi Usa contro la Cina

I mercati sembrano reagire bene alla nuova mossa del presidente Trump
iStock

Coca-Cola sta "osservando attentamente" il mercato delle bevande alla cannabis, consapevole che "si sta evolvendo rapidamente". Anche il colosso americano delle bibite si sta dunque concentrando su un settore a rapida crescita che potrebbe offrire l'opportunità di sfruttare la legalizzazione della marijuana in Nord America ed Europa per controbilanciare i consumi in calo delle bevande tradizionali.

Si avvicina la sentenza per Michael Flynn, l'ex consigliere di Trump mentì all'Fbi

Il primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano rischia fino a sei mesi di carcere e una multa tra i 500 e i 9.500 dollari

Quasi 10 mesi dopo essersi dichiarato colpevole di avere mentito all'Fbi, Michael Flynn, il primo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano Donald Trump, si avvicina al momento della sua sentenza. L'ex generale che lavorò nella campagna elettorale del miliardario di New York diventato leader Usa rischia fino a sei mesi di carcere e una multa tra i 500 e i 9.500 dollari.

Wall Street: i salari sono tornati al massimi del 2008

Nel 2017 +13% a 422.500 dollari. Profitti settore finanziario +11% a 13,7 miliardi nei primi sei mesi del 2018. Verso terzo anno di fila di bonus in aumento
iStock

Nel 2017 i salari medi a Wall Street sono tornati ai massimi del 2008, l'anno in cui Lehman Brothers fallì diventando simbolo della peggiore crisi economico-finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso.

Fed: Richard Clarida ha giurato, è vicepresidente

Global strategic adviser di Pimco nonché professore di economia alla Columbia University, prende il posto lasciato nell'ottobre 2017 da Stanley Fischer

La poltrona di vicepresidente della Federal Reserve, lasciata vuota da Stanley Fischer nell'ottobre 2017, è stata ufficialmente riempita. Il vertice della banca centrale Usa è così completato in vista della riunione del 25 e 26 settembre prossimi in cui dovrebbe essere annunciato il terzo rialzo dei tassi del 2018.

Florence: almeno 11 morti e un milione di persone senza elettricità

Trump firma dichiarazione di disastro in North Carolina; visiterà le zone colpite la settimana prossima. Atteso fino a un metro di precipitazioni
ap

Aveva toccato terra alle 7:15 (ora locale, le 13:15 in Italia) di venerdì vicino a Wrightsville Beach, in North Carolina, negli Stati Uniti, colpendo lo Stato con piogge e venti forti. Dopo una decina di ore, l'uragano Florence era diventato una tempesta tropicale ancora devastante che di sabato mattina si è mossa "lentamente" nella parte orientale del South Carolina provocando "allagamenti catastrofici" in tutti e due gli Stati con piogge fino a un metro.

Sgarbo dei sauditi a Tesla: investono nella rivale Lucid Motors

Ironia vuole che la start-up californiana sia stata cofondata da un ex vicepresidente del gruppo di Elon Musk. Con il miliardo di dollari di Riad, punta a lanciare prima vettura elettrica nel 2020
Lucid Motors

Tesla soffre a Wall Street con un calo del 2% a 289,2362 dollari. A pesare sulle quotazioni non è solo "l'inferno" - così lo ha definito il Ceo Elon Musk - delle consegne (in ritardo) delle sue vetture ma anche e soprattutto il fatto che il fondo sovrano saudita abbia investito in un'azienda rivale ironicamente co-fondata nel 2007 da un ex vicepresidente e membro del cda di Tesla (Bernard Tse).

Tentato stupro, Kavanaugh e la donna che lo accusa testimonieranno lunedì

Il giudice nominato per la Corte Suprema ha responto le accuse. Trump lo ha difeso
AP

Lunedì 24 settembre l'America avrà l'opportunità straordinaria di ascoltare l'uomo nominato dal presidente Usa per la Corte Suprema e la donna che lo ha accusato di tentato stupro. Il tutto a una cinquantina di giorni dalle elezioni di metà mandato.