Cfo di Huawei arrestata in Canada su richiesta degli Usa. La Cina: liberatela

Si teme per la tenuta della tregua commerciale tra Washington e Pechino

Su richiesta degli Stati Uniti, il Canada ha arrestato la direttrice finanziaria della cinese Huawei Technologies per la potenziale violazione di sanzioni americane legate all'Iran. Attraverso la sua ambasciata in Canada, la Cina ha chiesto l'immediato rilascio di Wanzhou Meng, che è anche vicepresidente del gruppo contro cui l'America di Donald Trump ha lanciato recentemente una vasta campagna di pressione nei Paesi alleati (Italia inclusa) affinché gli operatori di reti wireless e i provider internet non utilizzino le sue componenti.

La notizia dell'arresto, confermata dal dipartimento canadese di Giustizia dopo le indiscrezioni del quotidiano canadese 'Globe and Mail', ha mandato nel panico i mercati finanziari; il timore è che il caso possa mettere a repentaglio la tregua commerciale tra Usa e Cina siglata sabato scorso a Buenos Aires (Argentina) dopo il termine del G20. Non appena la notizia è iniziata a circolare, i future dell'S&P 500 sono arrivati a scendere dell'1,9% per poi ridurre i cali allo 0,6%. Le perdite sono tornate ad ampliarsi, superando l'1%, quando la Cina ha chiesto la liberazione di Meng. E' vero: i volumi nella serata americana erano sottili visto che il mercato azionario americano era rimasto chiuso per i funerali di stato del 41esimo presidente George H. W. Bush. La reazione violenta dei future, tuttavia, dimostra come trader e gestori restino preoccupati sulla tenuta della tregua raggiunta tra Donald Trump e Xi Jinping; già martedì 4 dicembre il silenzio di Pechino - rotto ore dopo ma lasciando ancora i mercati senza dettagli - aveva provocato un sell-off a Wall Street con cali di almeno il 3%.

La donna, che è anche figlia del fondatore di Huawei, è stata arrestata l'1 dicembre e ora rischia una estradizione in Usa. Venerdì  7 dicembre è prevista un'udienza che stabilirà se la Cfo può essere rilasciata su cauzione.

Il gruppo cinese ha spiegato di avere ricevuto "poche informazioni riguardanti le accuse" e ha detto "di non essere a conoscenza di azioni sbagliate di Meng". Secondo Huawei, "i sistemi giuridici canadese e americano alla fine raggiungeranno una conclusione giusta". Dal canto suo l'azienda sostiene di avere rispettato le leggi, incluse "quelle relative a sanzioni Onu, Usa e Ue".

E' dal 2016 che le autorità Usa mostrano preoccupazione nei confronti di un gruppo fondato da Ren Zhengfei, ammirato in patria per avere trasformato un rivenditore di elettronica nel secondo produttore al mondo di smartphone che è anche tra i protagonisti principali del mercato delle attrezzature di rete. Huawei - con attività che vanno dall'Asia all'Europa passando per l'Africa - è vista su suolo americano come una minaccia perché - è la tesi di Washington - può installare nelle sue attrezzature le cosiddette 'back door' con cui spiare i consumatori. Anche se il gruppo ha respinto tali accuse, il Pentagono ha smesso di offrire ai suoi soldati i dispositivi di Huawei e la catena di elettronica Best Buy non li vende più.

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AP

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