Charlottesville, bufera su Trump. "Le sue parole sono insufficienti"

"Chiami il male col suo nome", repubblicani e democratici uniti contro il presidente

In quasi sette mesi di presidenza Donald Trump ha dimostrato di non aver alcun timore ad esprimere le proprie opinioni, per quanto a volte possano essere impopolari. Ci sono però degli argomenti su cui "The Donald" sembra essere più riflessivo, o quanto meno più attento, nel modo di esprimersi.

Secondo la stampa americana, appare infatti evidente che quando al centro del dibattito ci sono i nazionalisti, i suprematisti bianchi e gli attivisti dell’estrema destra, molti dei quali rappresentano una fetta importante del suo elettorato, il presidente americano si muove con i piedi di piombo. Un atteggiamento simile non è passato inosservato dopo i fatti che hanno sconvolto nel weekend la cittadina di Charlottesville, in Virginia, dove sono morte tre persone e ne sono rimaste ferite 35, e rispetto ai quali Donald Trump ha condannato la violenza ''di tutte le parti'' senza prendere le distanze in modo esplicito e netto da coloro che le hanno causate.

Toni troppo morbidi che giornali e tv da un lato ma anche repubblicani e democratici dall’altro, non hanno apprezzato. Il tycoon ha infatti imputato "l'odio, il fanatismo e la violenza" a "tutte le parti", un messaggio poi chiarito dalla Casa Bianca che ha specificato come il presidente intendesse "da parte di chiunque e da tutti gli schieramenti" visto che ci sono state delle "violenze tra manifestanti e contromanifestanti".

Secondo l’ex vice presidente americano, Joe Biden "c'è un’unica parte" contro cui puntare il dito. Pensiero espresso in maniera ancor più netta dal senatore repubblicano per lo stato del Colorado, Cory Gardner che su Twitter ha scritto: "Caro presidente, il male va chiamato con il suo nome: suprematisti bianchi e terrorismo domestico''. Concetto rimarcato anche da Marco Rubio secondo cui ''è importante per il paese sentire il presidente descrivere gli eventi per quello che sono, un atto di terrorismo da parte dei suprematisti bianchi".

Come riporta il New York Times, anche l’ex governatore repubblicano dell’Arkansas, Mike Huckabee, padre dell’attuale portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders, si è espresso sulla questione non criticando Trump direttamente ma definendo il comportamento dei nazionalisti bianchi a Charlottesville "il male". Ted Cruz, senatore del Texas ed ex candidato alla presidenza, conosciuto per le sue posizioni molto conservatrici, ha usato toni ancor più duri: "I nazisti, il Ku Klux Klan e i suprematisti bianchi sono disgustosi e sono il male, tutti noi abbiamo un obbligo morale di parlare contro le bugie, il fanatismo, l’antisemitismo e l’odio che diffondono".

Prima ancora era stato il turno di Paul Ryan, speaker della Camera, che ha definito il suprematismo bianco "una piaga" ed esortando gli americani a confrontarsi "con questo odio e il suo terrorismo per sconfiggerlo”. Anche John McCain, ha fatto sentire la sua voce sostenendo che "i suprematisti bianchi non sono dei patrioti, sono dei traditori" e che "gli americani devono essere uniti contro l'odio e l’intolleranza".

Eppure le critiche sono arrivate anche da chi non ce lo si aspettava. L’ex deputato del Parlamento della Louisiana nonché ex leader del Ku Klux Klan, David Duke, ha mandato un messaggio al presidente via Twitter: "Ti consiglio di guardarti allo specchio e ricordare che sono stati i bianchi americani che ti hanno fatto diventare presidente e non i radicali di sinistra". Per Duke quello che è successo a Charlottesville rappresenta un "punto di svolta" per un movimento il cui scopo è "onorare le promesse di Donald Trump". Ricordiamo che di Duke e Trump si era parlato durante la campagna presidenziale quando il tycoon lo aveva ritwittato salvo poi difendersi dalle critiche sostenendo in un primo momento di non conoscerlo per poi definirlo, successivamente, una "persona cattiva".

 

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