Che vinca Hillary o Trump pressioni su Corporate America continueranno

Hanno criticato l'influenza e le pratiche, in particolare quelle fiscali, dei colossi della Corporate America ed è probabile che il nuovo presidente si impegnerà subito per rendere più severa la regolamentazione.
AP

Indipendentemente da chi vincerà le elezioni americane, che sia la democratica Hillary Clinton o il repubblicano Donald Trump, le pressioni sulle corporation e sulle grandi aziende americane sono destinate a non allentarsi. Durante la campagna elettorale, infatti, entrambi i candidati a prendere il posto di Barack Obama alla Casa Bianca hanno criticato l'influenza e le pratiche, in particolare quelle fiscali, dei colossi della Corporate America ed è probabile che il nuovo presidente si impegnerà subito per rendere più severa la regolamentazione attuale.

Un altro dossier sul tavolo è quello del Trans-Pacific Partnership (Tpp), il trattato sul libero scambio in attesa della ratifica del Congresso: il presidente Barack Obama, che resterà comunque alla Casa Bianca fino al 20 gennaio, ovvero fino al giuramento del suo successore, proverà a ottenere la ratifica nei prossimi giorni e settimane, ma se non riuscirà a sbloccare una situazione in stallo da tempo, la palla passera a Trump o Clinton. Negli ultimi giorni il magnate repubblicano, andando contro la tradizionale posizione del suo partito a favore delle aziende grandi e piccole, ha duramente critica l'approccio "globalistico" delle corporation, accusandole di portare avanti politiche che fanno finire sempre più posti di lavoro fuori dagli Stati Uniti.

Trump ha parlato di "una struttura globale di potere" che "deruba la classe lavoratrice e toglie ricchezza al Paese, facendo finire i soldi nelle tasche delle grandi corporation". Dal canto suo Clinton ha promesso di alzare le tasse pagate dagli americani più abbienti e dalle corporation e ha proposto una serie di misure per le aziende: "Andrò a prendere il denaro laddove si trova, ovvero nelle tasche dei ricchi e delle grandi aziende. Hanno fatto molto bene negli ultimi 15 anni e dovrebbero pagare la loro giusta parte per sostenere il Paese", ha detto Clinton, che ha promesso di bloccare il Tpp (fortemente voluto da Obama), di regolamentare maggiormente Wall Street e alzare a 15 dollari all'ora il salario minimo dei lavoratori.

Se l'ex first lady vincesse, "bisognerebbe chiedersi se sarebbe un terzo mandato di Barack Obama o un terzo mandato di Bill Clinton", ha detto John Catsimatidis, imprenditore miliardario che nel 2013 si è candidato senza successo per la poltrona di sindaco di New York tra le fila repubblicane. L'incertezza su quel che sarà il futuro dell'industria americana sotto la nuova presidenza potrà pesare sugli investimenti: dopo una campagna elettorale infuocata, "le aziende ora attendono di vedere come evolveranno le cose prima di prendere decisioni su impegni pluriennali", ha detto Craig Arnold, amministratore delegato della conglomerata Eaton.