Chi era James Foley

Ritratto del freelance americano decapitato dallo Stato Islamico e le notizie su Steven Joel Sotloff, l'altro reporter nelle mani dell'Is

Non era nuovo a situazioni pericolose. D’altra parte aveva scelto di fare il reporter di guerra. Una professione che amava e che ha continuato a esercitare anche dopo aver rischiato di essere ucciso, nel 2011 in Libia, dove venne rapito mentre seguiva la guerra civile nel Paese nordafricano. Quella volta, alla fine, venne liberato. Questa volta no.

James Foley, Jim per gli amici, 40 anni, americano, è stato brutalmente decapitato ieri da un miliziano dello Stato Islamico, gruppo estremista sunnita. Il video dell’esecuzione, diffuso ieri su YouTube, è stato subito rimosso. Restano solo alcuni fotogrammi che raccontano gli ultimi istanti immediatamente precedenti alla decapitazione.

Si vede James, vestito di arancione – come i prigionieri di Guantanamo qualcuno fa notare –rasato, il viso teso. Molto diverso da come lo ritraggono le altre foto, quelle che documentano il suo lungo impegno di giornalista nei più caldi teatri di guerra in Africa e Medioriente. Rilassato, sorridente, sicuro di sé, anche se protetto da elmo e giubbotto anti proiettile e sempre con la telecamera in mano.

Nato a Rochester, nel New Hampshire, Foley si era laureato alla scuola di giornalismo della Northwestern University nel 2008. Da freelance aveva iniziato a collaborare per il Global Post e per la Agence France–Press seguendo, tra le altre vicende, la guerra in Afghanistan a seguito dell’esercito americano e quella civile in Libia. E fu proprio nel Pese Nordafricano, a Tripoli, che nell’aprile del 2011 venne rapito dalle milizie di Gheddafi assieme ad altri tre giornalisti. Dopo 44 giorni di prigionia venne rilasciato assieme a due dei suoi colleghi – l’americana Clare Gillis e lo spagnolo Manu Brabo. Il terzo, il sudafricano Anton Hammerl, venne ucciso.

Un episodio che lui stesso ha dichiarato di aver superato grazie anche alla sua forte fede cattolica. “La preghiera è stata determinante per la mia libertà - ha ricordato lo stesso Foley parlando dei giorni di prigionia in un articolo riportato dal quotidiano Christian Today – una libertà prima interiore e dopo anche esteriore. La preghiera – continua - ha permesso il miracolo di essere rilasciato nel corso di una guerra in cui il regime non aveva alcun reale incentivo a lasciarci andare. Non aveva senso, ma la fede lo ha reso possibile”.

Un'esperienza che aumentò la sua determinazione nel voler documentare la tragedia della guerra, come lui stesso ebbe modo di raccontare durante di fronte a una platea di giovani studenti di una scuola di giornalismo.

E infatti, un anno dopo era già in Siria, a documentare le atrocità del regime sulla popolazione. Nonostante - come molti giornali riportano – fosse più esperto della media dei freelance giunti nel Paese per seguire la guerra, il 22 novembre 2012 di Foley si perdono le tracce. Venne rapito assieme a un collega a Idlib, nel nord della Siria, mentre a bordo di un taxi cercava di raggiungere la Turchia. Dopo mesi di silenzio, il Global Post scrisse che Foley si trovava prigioniero a Damasco - poi spostato in un villaggio sciita - probabilmente rapito da al Nusra, miliziani ribelli in siria affiliati ad al Qaeda. Non è ancora chiaro invece come alla fine sia finito nelle mani dello Stato Islamico che lo ha giustiziato.

L'incubo non è ancora finito. Alla fine del video, dopo le immagini dell’esecuzioni di Foley, il terrorista – presumibilmente lo stesso che ha ucciso Foley - mostra un altro uomo. Si tratta di Steven Joel Sotloff, anche lui giornalista. "La vita di questo cittadino americano, Obama, dipende dalla tua prossima decisione", minaccia il suo aguzzino, probabilmente un cittadino inglese - come svela il suo stesso accento – arruolato tra le fila dei jihadisti. Nel video Sotloff non parla, resta in silenzo, in ginocchio a fianco al jihadista. Anche lui come Foley è rasato e vestito di arancione.

"Ostinato filosofo da Miami" come lui stesso si definisce sul suo profilo Twitter – l’ultimo "cinguettio" risale al 3 agosto 2013 – Sotloff è reporter per Time magazine, World Affairs, National Interest e Christian Science Monitor. L'ultimo suo messaggio alla famiglia è del 4 agosto dell'anno scorso come riferiscono gli stessi parenti. Anche in questo caso non è chiara la dinamica del rapimento avvenuto - secondo l’ABC News - ad Aleppo in Siria, oppure sencondo altre fonti sul confine tra la Siria e la Turchia.

Foto: James Foley dal sito www.freejamesfoley.org

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