Chi finanzia Romney for President

Rolling Stone propone un dossier dei maggiori donatori per l'elezione presidenziale del candidato repubblicano

Concluse ufficialmente, con il voto di lunedì in Texas, le primarie repubblicane, si possono archiviare le cronache sui finanziatori degli antagonisti di Mitt Romney che hanno tenuto banco nel semestre passato; diviene invece ancor più rilevante la individuazione dei finanziatori del vincitore Mitt Romney, ora che la sua candidatura ne fa a tutti gli effetti l'antagonista ufficiale di Barack Obama.

La rivista Rolling Stone ha pubblicato un dossier sui maggiori finanziatori della campagna elettorale di Romney. Il ritratto del finanziatore-tipo che emerge da questa carrellata è quello di un anziano miliardario: età media 66 anni, patrimonio medio un miliardo di dollari. Ognuno di loro ha una buona ragione, legata ai propri affari, per scommettere o investire sull'elezione del candidato repubblicano.
I primi cinque in classifica sono:

1) Bill Koch, 72enne uomo d'affari, fratello degli ancora più facoltosi (e famigerati) David e Charles, i quali a loro volta sono tra i principali finanziatori (e non di rado vengono additati come biechi burattinai) del movimento dei Tea Party e dell'ala più radicalmente antistatalista del partito repubblicano in genere. Bill, che fu noto alle cronache italiane quando vent'anni fa vinse la Coppa America con la sua barca a vela "America3" battendo il Moro di Venezia di Raul Gardini, è talmente ricco che dopo quell'impresa si comprò anche il Moro, così, tanto per collezionismo. Assieme alla moglie ha donato a Romney due milioni di dollari.

2) Harold Simmons, l'81enne proprietario della holding Contran il quale a marzo, quando le primarie repubblicane erano ancora in pieno corso, aveva già donato 18 milioni di dollari comitati elettorali repubblicani (soprattutto a quello di Karl Rove) a prescindere da chi sarebbe stato il candidato. Non che l'esito delle primarie gli fosse del tutto indifferente: prima di finanziare Romney donò un millione di dollari a Perry, Gingrich e Santorum. Ora che si è rassegnato alla candidatura di quello che palesemente non era il suo preferito, ha elargito a Mitt 800mila dollari.

3) Bob Perry, il 79enne imprenditore edile texano, amico di lunga data di Karl Rove del cui comitato è uno dei principali finanziatori, si era già distinto per le grandi donazioni ai repubblicani nelle elezioni di mezzo termine del 2010, e prima ancora nel 2004 come principale finanziatore del gruppo di veterani dedito a screditare il curricilum militare del candidato democratico alla casa Bianca John Kerry. Quest'anno ha donato a Romney la bellezza di 4 milioni.

4) Jim Davis, proprietario di un grande calzaturificio in Massachusetts, finanzia le imprese politiche di Romney sin da quando questi si candidò al senato nel 1994, tentando invano di spodestare Ted Kennedy. Quest'anno gli ha dato un milione di dollari, e si dice che il suo obiettivo lobbystico sia quello di ottenere un appalto dal Pentagono per calzare i piedi dei soldati americani (i proverbiali “boots on the ground”...).

5) Richard e Bill Marriott, eredi del celebre impero alberghiero, hanno donato un milione a testa al comitato Romney for President. L'articolo di Rolling Stone nota con dovizia di particolari che Romney è stato per due volte membro del consiglio di amministrazione della holding Marriott (l'ultima volta nel 2011), che di secondo nome fa Willard in onore di J. Willard Marriott Senior, papà di Bill e fondatore dell'impresa, e che da bambino trascorreva le vacanze nella villa di famiglia dei Marriott in New Hampshire. L'autore si è però perso il dato che probabilmente spiega tutti questi legami: il capostipite J. Willard Marriott Senior, originario dello Utah come il padre di Mitt, oltre che un grande imprenditore era un missionario mormone.

Gli altri sono quasi tutti pezzi grossi di Wall Street: da Ed Conard, direttore dal 1993 al 2007 della della Bain Capital, la società di private equity della quale Romney fu cofondatore (ha donato un milione, mantenendo l'anonimato finché i media non l'hanno stanato), al manager Steven Lund, anche lui mormone (due milioni), dall'80enne Julian Robertson, uno dei primi grandi manager di hedge-fund, noto alle cronache per le sue battaglie contro il fisco, (un milione e 250mila dollari), a John Paulson, altro gigante degli HF (un milione), nonché il manager Robert Mercer, che prima di donare un milione a Mitt aveva investito altrettanto nella campagna contro la cosiddetta “moschea a Ground Zero”.