Chi sono i QAnon?

Un movimento nato online ha fatto il suo debutto a un comizio di Donald Trump a Tampa in Florida. Si nutre di teorie del complotto e sostiene che il deep state voglia distruggere il presidente americano
AP

Da qualche settimana nel corso di diverse manifestazioni a favore di Donald Trump sono apparsi i cartelli di QAnon, un movimento cospirazionista cresciuto attorno alla figura di Q: online si dice sia un agente dissidente che vuole aiutare il presidente a salvarsi dagli attacchi delle forze del male che vengono dall’interno del governo americano.

Parla di complotto del “deep state”, lo stato profondo, scrive messaggi criptici sostenendo l’esistenza di una élite mondiale che controlla le nostre vite, fa riferimento agli illuminati, al governo globalista delle banche. E per la prima volta, dopo mesi di diffusione virale online, è uscito dalla rete, facendo la la sua prima apparizione a Tampa, in Florida, nel corso di un discorso di Trump.

“Dove va uno andremo tutti”, si legge in uno dei cartelli a forma di Q mostrati alle manifestazioni. Ci sono centinaia di persone che indossano magliette con una grande Q. Il movimento è nato nell’ottobre del 2017 su 4chan, una message board frequentata soprattutto da membri dell’alt-right, la destra sovranista americana, e dove tutti mantengono l’anonimato, da qui Anon per definire la formazione nata attorno a Q.

Nessuno è in grado di dire se Q sia una persona vera, oppure un essere creato a tavolino per diffondere teorie del complotto. Di certo rappresenta un esempio di come internet stia cambiando le democrazie con due ingredienti: da una parte usando le teorie della cospirazione, un vecchio escamotage per creare consenso soprattutto in momenti di crisi; dall’altra la forza della rete, per creare un movimento senza leader che non crede in nessuno ma allo stesso tempo è disposto a credere a tutto.

Secondo i seguaci del movimento, Q è lo pseudonimo di un agente ben inserito nel governo americano in grado di rendere pubbliche informazioni per fermare le forze interne all’amministrazione che vorrebbero la testa di Trump. Q pubblica i suoi post con uno stile criptico e alcuni seguaci credono che il movimento sia stato ispirato da Trump stesso, quando a ottobre del 2017 indicando un’uniforme militare ha detto: “Sapete cosa rappresenta? Forse è la calma prima della tempesta”.

Un chiaro segnale – dicono molti sostenitori – per dire di tenersi pronti al contrattacco (la tempesta) contro pezzi di stato deviati. Q fa anche previsioni: parla dell’arresto di Hillary Clinton, di una coalizione liberal per combattere Trump. I QAnon si sono diffusi online per mesi, ma dopo il discorso di Trump di marted" a Tampa, il movimento è diventato un trending topic su Twitter e ha iniziato ad occupare in modo più visibile le discussioni su Reddit.

“È molto chiaro che chiunque Q sia, le sue affermazioni, domande o insinuazioni dipingano un quadro convincente, un mondo che lotta per liberarsi dal giogo dal complotto globale che include la Cia, l’Fbi, le famiglie di banchieri e le dinastie reali”, ha scritto un seguace del movimento. “Queste idee non sono mai completamente morte”, ha detto al Washington Post Michael Barkun, professore di scienze politiche alla Syracuse University, nello stato di New York, che da anni si occupa di teorie del complotto.

“Vengono riciclate ogni generazione”, ha detto facendo riferimento all’idea del nemico demoniaco interno al governo. E proprio il concetto di “deep state” è una delle teorie preferite da Trump e dal suo ex capo stratega, Steve Bannon, che a Bruxelles ha fondato una associazione per creare una federazione sovranista paneuropea.

Ma molte della previsioni di Q si sono rivelate sbagliate: aveva parlato della decisione di Trump di porre gli Stati Uniti sotto il controllo dell’esercito per fermare il declino degli Stati Uniti. Doveva avvenire a novembre, ma non è successo nulla. Ma poco importa, nelle teorie del complotto c’è sempre la speranza nel futuro e nel dubbio.

Dubbio coltivato dallo stesso Trump. “Rappresenta un movimento molto pericoloso soprattutto quando il presidente degli Stati Uniti è parte di un tentativo di allontanare le persone dalle fonti credibili di informazione”, ha detto al Washington Post Chip Berlet, ricercatore che da anni si occupa di teorie del complotto.

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