Clima, l'inondazione delle coste americane è già iniziata

La denuncia arriva dal New York Times a poche ore dalla ratifica dell’accordo di Parigi da parte di Washington

Gli Stati Uniti e la Cina hanno ratificato l’accordo di Parigi sul clima dando un esempio a tutti gli altri paesi che ancora devono compiere questo passo. Lo hanno fatto perché, come ha dichiarato il presidente americano Barack Obama, "alla resa dei conti, (l'accordo) segnerà un punto di svolta per il nostro pianeta".

Eppure una svolta per quanto riguarda il cambiamento climatico c’è già stata e molto prima di quanto ci si aspettasse. A distanza di poche ore dalla ratifica dei due paesi, che sono anche i due maggiori inquinanti del nostro pianeta, il New York Times ha pubblicato un articolo con il quale sostiene che l’inondazione delle coste americane è già iniziata. Si tratta di una denuncia molto grave rispetto a un problema che non è più soltanto teoria.

Come si legge nell’articolo, "gli scienziati hanno per decenni messo in guardia sulla crescita dei mari e dei pericoli che ciò presenta per le coste americane", fenomeno dovuto al "cambiamento climatico creato dall’uomo che è stato causa dello scioglimento dei ghiacci" e, conseguentemente dell’innalzamento del livello del mare.

Dopo gli avvisi e gli appelli perché venissero costruite delle barriere che prevenissero queste inondazioni (puntualmente ignorate dal Congresso secondo il Nyt), "l’inondazione delle coste è già iniziata". Gli esempi che mette in evidenza il quotidiano americano sono diversi. Tra queste c’è Tybee Island, una piccola isola della Georgia collegata allo stato da un sottile lembo di terra che sta via via scomparendo proprio a causa della marea che ogni anno sale di livello.

Circa 500 miglia più a sud, a Fort Lauderdale, in Florida, la città spende annualmente milioni di dollari per il mantenimento delle strade o delle fognature che risentono delle inondazioni, per non parlare dei soldi spesi in giganti autospurghi che servono proprio ad aspirare l’acqua marina che molto spesso inonda le strade in prossimità della costa.

Questo avviene, come specifica il Nyt, perché manca a livello nazionale una politica precisa e definita per affrontare l’innalzamento del livello del mare. Eppure i soldi vengono spesi ugualmente ma nel modo sbagliato, con Washington che sta addirittura finanziando con miliardi di dollari "sussidi ai governi locali e ai proprietari di case che costruiscono abitazioni nelle aree a rischio lungo la costa".

Gli scienziati federali hanno documentato un deciso ed evidente peggioramento di queste lievi ma comunque preoccupanti inondazioni negli ultimi anni. Per identificarle è stato coniato il termine "sunny day flooding", e cioè inondazioni di giornate soleggiate che stanno colpendo la costa orientale degli Stati Uniti. Per il momento quella del Pacifico non ha registrato episodi del genere ma gli stessi specialisti temono che potrebbe essere colpita in modo molto forte.

Il Nyt specifica che per il momento si tratta di inondazioni di poco più di mezzo metro i cui danni possono però essere diversi: fermare il traffico, allagare le cantine, danneggiare le macchine, uccidere prati e foreste e avvelenare i pozzi per via dell’acqua salata. "Stiamo surriscaldando troppo gli oceani che non facciamo altro che far arrivare più acqua su di noi, non c'è dubbio", ha detto l giornale americano il dottor Philipp Stoddard, sindaco di South Miami e biologo. "Alla fine ci arrenderemo all’evidenza quando non ci sarà più nulla da fare. Ecco come finisce la storia", ha concluso Stoddard.

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