I colossi tech testimoniano davanti al Congresso sulle interferenze russe

Il primo novembre gli avvocati di Google, Facebook e Twitter parleranno davanti ai politici di Washington sul denaro ricevuto dal governo russo per fare pubblicità politiche e creare tensioni durante le presidenziali del 2016

Mercoledì primo novembre i legali di Google, Facebook e Twitter andranno a deporre davanti al Congresso, a Washington. Dovranno spiegare alla Camera e al Senato quali rapporti hanno avuto con i gruppi collegati al governo russo che hanno pagato centinai di migliaia di dollari per fare pubblicità sulle piattaforme.

Pubblicità con l'obiettivo di dividere ancor di più l'opinione pubblica americana, spostando i voti verso Donald Trump. I gruppi tecnologici - che di recente hanno rivelato da chi e quanto denaro hanno ricevuto dal Cremlino - sono anche una fonte primaria per l'indagine indipendente sul Russigate, svolta dal procuratore Robert Mueller.

L'incontro è previsto alle 9.30, le 14.30 in Italia, di mercoledì davanti al Senate Select Committee on Intelligence. Poi i tre legali avranno la testimonianza di fronte alla Russia Investigative Task Force dell'House intelligence committee alle 14, le 19 in Italia.

Tutti gli incontri saranno trasmessi pubblicamente, quindi per la prima volta i tre colossi daranno una versione ufficiale e dovranno rispondere alle domande dei politici. Negli ultimi mesi, Facebook ha ammesso di aver preso denaro per la pubblicazione di 3.000 inserzioni che violavano le regole della piattaforma. Twitter ne ha rivelate 200 e anche Google ha ammesso di averne pubblicate su YouTube, Gmail e sul suo motore di ricerca.

Le pubblicità erano focalizzate su temi molto dibattuti in America ed erano studiate in modo da convogliare voti verso Donald Trump: diritti gay, sicurezza dei confini, immigrazione, violenza della polizia.

Per ora sembra che il Congresso sia convinto che non esista un modo per regolare le fake news in modo infallibile e che invece siano importanti le azioni dei singoli cittadini: controllare maggiormente le fonti e essere scettici. Ci si attende che il Congresso metta sotto pressione le tech company che negli ultimi anni sono diventate sempre meno collaborative e che hano superato Wall Street in termini di lobbing a Washington.

Nel frattempo il Senato sta lavorando a una legge che chiederà anche ai gruppi internet di fornire più informazioni dettagliate su chi fa pubblicità politiche sulle piattaforme. Facebook, in vista dell'incontro di mercoledì, ha appena annunciato una serie di nuove politiche per regolare le pubblicità politiche.

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