Con il termine 'primarie' negli Stati Uniti si fa riferimento al criterio con il quale gli americani di un determinato Stato o distretto elettorale scelgono i candidati per un voto amministrativo o politico. Lo spettro e le modalità variano in maniera drastica, e si applicano a competizioni elettorale molto diverse tra loro, dalla scelta di un candidato per un seggio alla Camera o al Senato di uno Stato fino alla corsa per la Casa Bianca.
Non ci sono regole predefinite e omogenee per scegliere un candidato. Le differenze dipendono dallo Stato, dal partito che le indice. Le primarie possono, ad esempio, essere "chiuse", il sistema preferito in genere dai due grandi partiti americani, che consenten cioè solo a chi è formalmente iscritto di scegliere un candidato. In questo caso gli elettori indipendenti non possono partecipare. Oppure possono essere "aperte": chiunque può votare, indipendentemente dalla militanza politica. Al punto che persino i 'franchi tiratori' del partito avversario possono votare, nella speranza di selezionare un candidato debole per avvantaggiare il proprio il giorno delle elezioni vere e proprie.
C'è una via di mezzo, le primarie "semi aperte" che consentono a chiunque di votare per un candidato, ma impongono che al momento del voto avvenga l'iscrizione nelle liste elettorali di uno dei due partiti. Aperta è anche la scelta dei candidati: tutti possono partecipare al voto. Questo impedisce ai partiti dall'appoggiare un particolare candidato, e li obbliga a uniformarsi alla scelta della gente.
Ma ci sono anche criteri di scelta che esulano del tutto dall'appartenenza di partito. E' il caso del sistema che vige ancora in Louisiana, detto "a coperta". I candidati vengono scelti indipendentemente dal loro partito. O le primarie "a ballottaggio": i due candidati che raccolgono i maggiori consensi si sfidano nel voto finale, anche se sono espressione dello stesso partito.
I sistemi 'chiusi' sono una garanzia maggiore per i partiti, ma le primarie 'aperte' vengono privilegiate per il valore aggiunto della libera partecipazione. Negli Stati Uniti, al contrario della tradizione europea, il voto non è considerato un dovere civico ma un diritto, è un'espressione volontaria di democrazia che richiede un impegno attivo da parte dell'elettore, inclusa la volontaria iscrizione alle liste elettorali di un partito o come indipendente. Quante firme occorrono per essere ammessi alle primarie? Il criterio varia in maniera sensibile ed è legato all'affluenza dei votanti nel precedente confronto elettorale. In un distretto dove hanno votato un milione di elettori, il candidato dovrà raccogliere 10.000 firme.
Nel caso delle presidenziali, la procedura è altrettanto differenziata. Ma il calendario delle primarie è scandito in maniera precisa tra gennaio e giugno dell'anno del voto. I delegati dei partiti non scelgono i candidati su base nazionale, ma con una scaletta che inizia dall'Iowa a metà febbraio e nell'arco di un paio di settimane, continua in New Hampshire, Carolina del Sud, Nevada e Florida. Superare questo primo sbarramento è essenziale per un candidato. Un esempio, nella corsa verso il voto del 2008, è dato ad esempio dall'ex governatore repubblicano del Massachusetts Mitt Romney. In ritardo sugli altri potenziali candidati a livello nazionale, Romney è andato fortissimo nei primi stati delle primarie, sui quali ha concentrato gran parte dei fondi ed energie. Lo stesso vale per il presidente Barack Obama, che ha vinto i caucus dell'Iowa battendo a sorpresa la favorita Hillary Clinton e mettendo le basi per la vittoria finale. Tra i repubblicani ricordiamo invece il caso dell'ex sindaco di New York Rudy Giuliani, che molto popolare a livello nazionale ha scelto di non partecipare ai primi confronti, in Iowa e New Hampshire, puntando tutto sulla Florida, ma la partenza alla rincorsa non gli è riuscita.
La seconda fase delle primarie, il cosiddetto "Super Tuesday", vede, in un solo giorno a inizio di marzo, il voto alle primarie di 20 Stati, tra cui California e New York. Da febbraio a giugno – ma a questo punto i rapporti di forze sono in buona misura già decisi – si esprimono i rimanenti Stati.
Si noti che i primi voti per i candidati saranno espressi a febbraio, ma da adesso e per i prossimi mesi gli aspriranti alla nomination repubblicana saranno impegnati in una lunghissima scherma di dibattiti preparatori, che avranno quasi certamente anche l'effetto di ridurre il numero dei contendenti.














