Commercio: per la Cina, gli Usa sono "paranoici"

Dentro la Casa Bianca c'è chi lavora per evitare una guerra commerciale che potrebbe scoppiare il 6 luglio
AP

Attenta a non apparire affatto debole, la Cina continua a usare una retorica dura nei confronti delle politica commerciale degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo varie indiscrezioni di stampa, sia Pechino sia Washington stanno lavorando da dietro le quinte per evitare una guerra commerciale che potrebbe scoppiare il 6 luglio prossimo, la data in cui tutte e due le nazioni faranno scattare nuovi dazi l'una contro l'altra.

Un editoriale comparso su "China Daily" - quotidiano in lingua inglese controllato da Pechino - si sostiene che il protezionismo degli Usa "è sintomo di illusioni paranoiche". La tesi della nazione asiatica è che l'America di Donald Trump non ha capito che gli scambi con la Cina sostengono milioni di posti di lavoro statunitensi. Citando uno studio, l'editoriale fa notare che tra gennaio e maggio di quest'anno gli investimenti cinesi in Usa sono crollati di circa il 92% a meno di 2 miliardi di dollari (minimi di sette anni). Secono la Cina, è l'effetto della "crociata di Trump e dei suoi falchi commerciali".

Ora il timore è che le minacce a colpi di dazi inizino a farsi sentire sui conti delle aziende. Ieri Daimler è diventato il primo grande gruppo auto a lanciare un profit warning citando i dazi cinesi sulle importazioni Usa. Oggi la taiwanese Foxxcon, che assembla gli iPhone di Apple in Cina, ha parlato della guerra commerciale come del "rischio maggiore con cui l'azienda deve fare i conti".

Non è un caso che dentro la Casa Bianca ci sia qualcuno che stia lavorando per fare ripartire le trattative con la Cina, interrotte dalla decisione di Trump di tirare dritto con dazi su prodotti tech cinesi per 50 miliardi a cui la Cina ha risposto con misure di simile portata. Di conseguenza il presidente Usa ha minacciato tariffe doganali addizionali per 200 miliardi, cosa che martedì 19 giugno ha mandato in tilt i mercati, a cui la Cina di Xi Jinping non mancherà di rispondere. La prova di come gli sforzi dell'ala più moderata della Casa Bianca si stiano materializzando potrebbe stare nell'invito in Usa del vicepresidente cinese Wang Qishan. C'è tempo fino al 6 luglio prossimo.

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