Compagnie aeree chiedono almeno 58 miliardi di dollari al Congresso

Altrimenti saranno obbligate a ridurre organico
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Le grandi compagnie aeree statunitensi hanno avvertito che se il Congresso non approva delle misure di sostegno finanziario in tempi rapidi potrebbero essere costrette a mettere in congedo non pagato migliaia di lavoratori.

La scorsa settimana i senatori repubblicani avevano proposto un pacchetto di misure di aiuti ad imprese ed individui duramente colpiti dagli effetti della pandemia da coronavirus che comprendeva 58 miliardi di dollari da destinare alle linee aeree per passeggeri e cargo. Gli aiuti erano pero’ sotto forma di prestiti agevolati che le aziende avrebbero dovuto eventualmente rimborsare.

“Il tempo sta scadendo”, hanno scritto i Ceo di Southwest, Delta, Alaska, American, United, JetBLue, Hawaiian, UPS Airlines e FedEx, e la loro lobby, Airlines for America, ai leader di democratici e repubblicani al Congresso. “A meno che non vengano approvate immediatamente delle misure per assicurare i salari dei lavoratori, molti di noi saranno costretti ad adottare misure draconiane come i furlough (congedi non pagati)”, hanno aggiunto.

Il settore da’ attualmente lavoro a circa 750mila persone negli Stati Uniti ma si trova a dover fronteggiare gli effetti della pandemia che ha costretto i vettori a ridurre i viaggi internazionali ed interni, a tenere gli aerei a terra e ad obbligare gli impiegati a mettersi in congedo, per risparmiare liquidita’.

Venerdi, Delta ha fatto sapere di aspettarsi un crollo del fatturato nel secondo trimestre dell’anno dell’80%, o quasi 10 miliardi di dollari, rispetto allo stesso periodo del 2019. Circa 13.000 dei suoi quasi 91.000 impiegati ha accettato di mettersi in congedo non pagato, ma il Ceo Ed Bastian ha detto che servono piu’ congedi volontari.

United ha fatto sapere sabato che ridurra’ i suoi voli internazionali del 90% a partire da aprile e che potrebbe dover obbligare migliaia di impiegati a prendersi dei congedi non retribuiti. La compagnia ha fatto sapere che effettuerà dei voli con alcune grandi citta’ europee e mondiali per favorire il rimpatrio degli americani all’estero. Ma il Ceo Oscar Munoz ha notato che senza l’aiuto del governo ad aprile l’azienda inizierà a prendere provvedimenti per ridurre la forza lavoro.

Nella lettera al Congresso, i dirigenti delle compagnie aeree si sono impegnati a non lasciare a casa alcun impiegato fino al 31 agosto se il governo dovesse approvare almeno 29 miliardi di dollari in fondi per proteggere i salari. I dirigenti inoltre vorrebbero altri 29 miliardi di dollari in prestiti e garanzie sui prestiti. In cambio, si sono impegnati a limitare i compensi dei vertici aziendali e a sospendere i programmi di riacquisto di azioni proprie oltre che il pagamento dei dividendi.

Ma la loro non e’ l’unica richiesta di aiuti a favore del settore.

Anche i sindacati stanno chiedendo al governo di agire in fretta per approvare un pacchetto di aiuti che non sia composto interamente di prestiti da rimborsare. Un bailout del genere “addosserà talmente tanto debito sulle compagnie aeree che le costringerebbe alla bancarotta e i lavoratori (che in questo momento si trovano in prima linea contro questo virus) sarebbero nuovamente penalizzati”, ha fatto notare in una lettera ai senatori, Sara Nelson, presidente di un’associazione che raggruppa circa 50.000 assistenti di volo statunitensi.

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