Con maxi multa a Google la Ue fissa un precedente, giro vite per colossi tech

Secondo gli esperti, è stato fissato un precedente, in particolare per tutti i casi in cui, a vario titolo, i giganti tecnologici assumono un ruolo preponderante nella vita digitale degli utenti.

La Commissione europea ha deciso di usare il pugno duro contro Google e ha punito il colosso californiano, che fa parte della holding Alphabet, con una multa record da 2,42 miliardi di euro per abuso di posizione dominante sui servizi Shopping. Una cifra mai vista, più che doppia rispetto alla sanzione da 1,06 miliardi (all'epoca un record) inflitta a Intel nel 2009. E una decisione che non va giù a Google, che ha fatto sapere di "dissentire in modo rispettoso" e di essere pronta a "valutare la possibilità di ricorrere in appello".

Come ha spiegato il commissario europeo alla Concorrenza, Margrethe Vestager, le società che operano in Europa devono attenersi alle stesse regole, giocare su un campo livellato e uguale per tutti, appunto per evitare violazioni, indipendentemente da dove hanno sede. Le regole - e le multe - valgono dunque per Google, ma valgono anche per gli altri giganti, come Apple, Amazon o Facebook, che pure con questo caso non hanno nulla a che fare e la cui situazione è completamente diversa, come ha avuto modo di precisare la stessa Vestager. Ciò detto, secondo gli esperti, è stato fissato un precedente, in particolare per tutti i casi in cui, a vario titolo, i giganti tecnologici assumono un ruolo preponderante nella vita digitale degli utenti.

"Piattaforme software e tutte le funzioni cllegate saranno il futuro di ogni tipo di prodotto. Questa questione è destinata a moltiplicarsi", ha detto al Wall Street Journal, Keith Hylton, professore ed esperto di antritrust della Boston University.

"Il modo in cui Google dovrà cambiare il proprio modello di business per attenersi alla regolamentazione europea (ha 90 giorni per aggiornare le attività e, se non rivedrà le proprie policy, andrà incontro a ulteriori sanzioni) potrebbe alla fine essere applicato anche al modo in cui Amazon, Facebook e chiunque altro offre strumenti di ricerca di prodotti o servizi", ha detto Michael Carrier, professore di giurisprudenza alla Rutgers University.

Questo potrebbe tradursi nella necessità di rivedere anche il modo in cui i prodotti sono sviluppati e messi sul mercato europeo, un cambiamento di non poco conto. "I principi della decisione Ue saranno probabilmente applicati anche in altri contesti, come quello degli assistenti digitali. Queste tecnologie saranno una parte importante delle nostre vite andando avanti e l'applicazione di questi principi sarà estremamente importante", ha detto Thomas Vinje, legale di FairSearch, gruppo che da tempo critica duramente le pratiche di Google. "L'Europa sta fissando un'agenda precisa", ha detto al New York Times Nicolas Petit, dell'università di Liegi.

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