Con Trump, gli Usa puntano a più pene di morte per punire crimini violenti

Il favore dell'opinione pubblica americana per questo tipo di pena è tuttavia ai minimi di 45 anni fa
Il segretario alla Giustizia, Jeff Sessions Ap

Dagli Stati Uniti sono arrivati i primi segnali di come, per punire crimini violenti, il dipartimento di Giustizia nell'era Trump voglia un uso maggiore della pena di morte rispetto ad amministrazioni precedenti. E questo, nonostante il favore dell'opinione pubblica verso questa misura sia calato: secondo un sondaggio di Gallup risalente a ottobre, l'ultimo disponibile sull'argomento, il 55% degli americani adulti è favorevole a spedire nel braccio della morte gli autori di omicidi; si tratta di minimi di 45 anni fa.

Ieri il segretario Jeff Sessions ha autorizzato i procuratori federali a chiedere in tribunale la pena capitale contro Billy Arnold, accusato di avere ucciso due membri di bande rivali a Detroit (Michigan). Si tratta di un caso in cui, secondo gli esperti, Barack Obama non avrebbe puntato a una simile pena.

Il via libera di Sessions va ad aggiungersi a quello dato da Sessions il 19 dicembre scorso, quando spianò la strada agli inquirenti statali per ottenere una sentenza che spedisca nel braccio della morte Jarvis Wayne Madison, accusato di avere sparato fatalmente alla moglie separata nel 2016.

La Giustizia Usa punta a ottenere la pena di morte anche per Sayfullo Saipov, il 29enne di origini uzbeche radicalizzatosi in Usa che nel giorno di Halloween lo scorso anno aveva guidato contromano un furgone lungo una pista ciclabile di Manhattan uccidendo otto persone, di cui sei straniere, e ferendone 12. Washington vorrebbe che anche due persone avessero lo stesso destino nell'ambito di un processo centrato sull'uccisione, avvenuta nel 2016, di due adolescenti da parte di membri di MS-13 (una gang salvadoregna particolarmente attiva a Long Island, alle porte di New York City).

Stando a una fonte interna al dipartimento di Giustizia sentita dal Wall Street Journal, Sessions considera la pena capitale come uno "strumento di valore"; non è considerata come l'unico deterrente ma è una "punizione per i crimini più atroci". Eric Holder, a capo del dipartimento di Giustizia dal 2009 al 2015, era contrario alla pena di morte; il suo successore, Loretta Lynch, disse che era una "pena efficace" durante la testimonianza per la conferma della sua nomina.

Stando a dati del Death Penalty Information Center, nel 2017 giurie statali e federali hanno optato per 39 pene capitali, il secondo risultato più basso dal 1972. Otto Stati hanno realizzato 23 esecuzioni lo scorso anno, il secondo risultato più basso dall'inizio degli anni '90. L'ultima pena di morte federale risale al 2003. Dal 1963, tre imputati nell'ambito di un procedimento federale sono stati uccisi nel braccio della morte. Dal 2007, i procuratori federali hanno ottenuto 25 sentenze con pena di morte, in calo dalle 45 tra il 1996 e il 2006. Solo il 2% dei casi di pena di morte sono oggetto di sentenza in un tribunale federale.

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