Con Trump, ingressi di rifugiati in Usa verso i minimi del 1980

Tra ottobre e dicembre a circa 5.000 è stato consentito mettere piede su suolo americano; si tratta di una cifra decisamente inferiore a quella registrata nello stesso periodo negli ultimi anni

Le regole più severe imposte da Donald Trump dallo scorso ottobre rischiano di portare ai minimi del 1980 il numero di rifugiati ammessi negli Stati Uniti. Nel primo trimestre dell'anno fiscale 2018, iniziato il primo ottobre 2017, a circa 5.000 rifugiati è stato consentito mettere piede su suolo americano; si tratta di una cifra decisamente inferiore a quella registrata nello stesso periodo negli ultimi anni. A meno che ci sia un'accelerazione nei mesi a venire, il numero di rifugiati che potrà arrivare in Usa sarà inferiore al tetto da 45.000 imposto dal 45esimo presidente americano nell'autunno scorso. Quel tetto è il più basso da quando il programma di rifugiati fu avviato 38 anni fa.

Ancora è presto per prevedere il numero di persone che verrà ammesso entro il 30 settembre prossimo. Negli anni, il tasso di ingressi concessi ai rifugiati è variato. Nei primi tre mesi dell'anno fiscale 2015 è stato dato l'ok al 24% del totale annuo; nel 2016 al 16%; nel 2017 a quasi la metà. 

Quanto visto tra ottobre e dicembre è il frutto di controlli più severi ma anche di una quasi totale sospensione degli ingressi di rifugiati in arrivo da 11 nazioni tra cui soprattutto Iran, Iraq, Somalia e Siria. Le altre sono Egitto, Libia, Mali, Corea del Nord, Sud Sudan, Sudan e Yemen. Per gran parte del trimestre, hanno ricevuto semaforo verde le persone in arrivo da quelle nazioni solo se potevano provare che il loro arrivo in Usa fosse nell'"Interesse nazionale". Negli anni passati, almeno il 40% del programma di rifugiati comprendeva cittadini di quei Paesi. Nel primo trimestre dell'anno fiscale 2018, erano il 5% dei 5.323 rifugiati ammessi in Usa.

La maggior parte dei rifugiati ammessi nel periodo è arrivata dal Bhutan. Stando a un'analisi dei dati del dipartimento di Stato elaborati dal Wall Street Journail, il 29% del programma di rifugiati è associato fino ad ora alla piccola nazione asiatica che ha meno di un milione di abitanti.

I cambiamenti voluti dall'amministrazione Trump stanno cambiando la composizione religiosa delle persone ammesse. Negli anni passati, il 40% dei rifugiati ammessi si identificava come musulmano. Nel primo trimestre fiscale del 2018 soltanto il 14% di musulmani ha messo piede in Usa. La porzione di cristiani è aumentata così come quella di buddisti e indù (in misura minore).

Secondo i critici, questi dati dimostrano come il governo Trump stia prendendo di mira rifugiati di fede musulmana, che poi è la critica mossa anche contro il cosiddetto "travel ban", ossia il divieto di ingresso in Usa di cittadini di nazioni di fede prevalentemente musulmana. Il provvedimento è ancora oggetto di battaglie legali. La Casa Bianca ha respinto queste accuse sostenendo che le sue politiche migratorie non sono legate alla religione e che il loro obiettivo è tutelare la sicurezza nazionale.

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