Conclave, cardinali americani dominano la scena

Insolito ruolo da “protagonisti” per i porporati a stelle e strisce, anche grazie ad un eccentrico interventismo mediatico. Ma non è solo questione di comunicazione: la delegazione americana al conclave è una delle più grandi, e peserà come mai in passato

“The daily American Show", lo spettacolo quotidiano Americano: così Nicole Winfield della Associated Press definisce la conferenza stampa che, per la gioia delle centinaia di giornalisti di tutto il mondo già accampati in Vaticano, viene tenuta ogni giorno nell’auditorium del North American College (il seminario statunitense) dalla “delegazione” statunitense al Conclave che nelle prossime ore comincerà ad operare per l’lezione del successore di Benedetto Sedicesimo. Padre Federico Lombardi, il portavoce del Vaticano, tiene le sue conferenze stampa ma con uno stile molto più sobrio e “abbottonato”; e tutte le delegazioni cardinalizie tranne quella americana sono chiuse nel tradizionale prudente silenzio. Ma cardinali statunitensi, al contrario, parlano, si concedono ai media. E in questo modo stanno rapidamente acquistando un ruolo da protagonisti abbastanza inedito nella storia del Conclave.

Il tutto è orchestrato da Mary Ann Walsh, la portavoce della Conferenza Episcopale Statunitense; ma per lo più i cardinali americani su sono anche portati a Roma i rispettivi portavoce personali. A rispondere alle domande dei giornalisti in queste insolite conferenze stampa “all’americana”, che addirittura prendono il via senza nemmeno attendere la conclusione di quelle di Padre Lombardi, sono per ora i cardinali Daniel Di Nardo dell’arcidiocesi di Galveston-Houston e Sean O'Malley di quella di Boston. Ma finché non verranno sigillati dentro la Cappella Sistina un po’ tutti i cardinali americani si distinguono per presenzialismo mediatico: chi twitta, chi blogga, addirittura l’arcivescovo di New York Timothy Dolan, che si considera a capo della delegazione sia perché presiede la Conferenza Episcopale Statunitense (il suo predecessore l’arcivescovo di Chicago Francis George, altro prelato molto influente, è a sua volta presente), sia per la sua personalità decisamente carismatica, non ha cessato di condurre il suo show radiofonico settimanale, che ora va in onda su "The Catholic Channel," direttamente dal North American College, del quale egli era stato rettore negli anni Novanta del secolo scorso.

Non si tratta solo di di stile o di colore. I cardinali americani sono risaputamente, assieme a quelli tedeschi, i meno inclini a sottostare ai dettami della cosiddetta Curia, l’apparato burocratico vaticano facente capo al cardinale Tarcisio Bertone. Questo protagonismo “eccentrico” ha quindi una sua logica: è un gioco d’attacco, o d’anticipo se si preferisce, che conferisce loro un ruolo e una forza che certamente nei sacri palazzi qualcuno poco apprezza. Un primo piccolo strappo si sta probabilmente già consumando: mentre la Curia si muove per anticipare il voto, secondo molti allo scopo di favorire un italiano o comunque un suo candidato, i cardinali americani stanno puntando i piedi dicendosi “non ancora pronti”, e qualcuno legge uno stratagemma tattico nel fatto che quattro di loro se la sono presa comoda e sono giunti a Roma solo ieri sera.

Ora che anche i quattro ritardatari hanno raggounto la Città Eterna, la delegazione cardinalizia a stelle e strisce consta di ben undici membri: la più consistente che abbia mai preso parte ad un Conclave, e la seconda più numerosa dopo la delegazione italiana, (che però è molto più grande: ben ventotto cardinali). Questo anche per scelta di Benedetto Sedicesimo, che l’anno scorso ne ha “porporato” tre nuovi cardinali americani (attualmente sono quindi in tutto diciannove, ma otto di loro sono ultraottantenni e non sono quindi più elettori).

Dolan stesso è stato inserito sin da principio da molti giornalisti nelle rose dei “papabili”; gli analisti più avveduti stimano molto improbabile che lui o un altro americano divenga Papa, ma molti considerano più che verosimile un ruolo suo e del cardinale George come king-maker – anzi, pope-maker. E non certo per favorire l’elezione di un papabile “interno” alla Curia.

Altri Servizi

Wall Street, permangono i timori sui rapporti commerciali tra gli Usa e la Cina

Il Dow Jones ha chiuso in negativo le ultime quattro sedute
iStock

Immigrazione, tutti contro Trump. Melania, invece, sta con lui (anche se non sembra)

La first lady chiede un Paese che "governi col cuore", ma attribuisce le responsabilità della situazione a repubblicani e democratici, dando eco alle affermazioni ingannevoli del presidente. La responsabilità è solo della Casa Bianca

Tutti, o quasi, contro il presidente Donald Trump. Importanti figure del partito repubblicano si sono unite ai democratici nel chiedere all'amministrazione statunitense di porre fine alla politica della 'tolleranza zero', che sta dividendo i bambini dai genitori con cui hanno attraversato il confine tra Stati Uniti e Messico senza un visto. Più complessa, invece la posizione assunta dalla first lady Melania Trump, che ha fatto sapere, tramite la sua portavoce, di "credere nel bisogno di un Paese che segua tutte le leggi, ma anche un Paese che governi col cuore"; non ha, però, criticato il marito Donald, come affermato da molti giornalisti, anzi: si è unita a lui nel chiedere che repubblicani e democratici lavorino insieme per risolvere la situazione.

Usa-Corea del Sud, pronte a sospendere le esercitazioni militari congiunte

Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap l’annuncio arriverà nei prossimi giorni
AP

Gli Stati Uniti e la Corea del Sud si apprestano ad annunciare, entro la fine della settimana, la sospensione delle esercitazioni militari congiunte su larga scala. Si tratta di un passo importante e strettamente legato all’avviato dialogo con la Corea del Nord da parte di Washington ma sul quale i due Paesi sono pronti a tornare indietro qualora Pyongyang non mantenesse le sue promesse di denuclearizzazione.

Le letture di Obama: c'è anche 'La nuova geografia del lavoro' di Moretti

Post su Facebook, l'ex presidente condivide la sua lista, "un tantino più pesante di quella per l'estate"

L'ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha condiviso le sue letture su un post di Facebook, dicendo che "c'è così tanta buona scrittura, e arte, e una varietà di pensieri di questi tempi". "Spesso mi chiedono cosa leggo, guardo e ascolto, così ho pensato che potrei condividere una breve lista, di tanto in tanto [...] Questa è una lista di quello che ho letto recentemente. Ammetto che è una lista un tantino più pesante di quella per l'estate".

Europa e Usa insieme per discutere del piano di pace in Medio Oriente di Trump

Londra sta organizzando un incontro tra i ministri degli Esteri delle potenze europee (e arabe) e gli uomini del presidente Usa che si occupano del dossier, ovvero Kushner e Greenblatt, che nei prossimi giorni saranno in Israele, Egitto e Arabia Saudita
iStock

In attesa del piano di pace per il Medio Oriente della Casa Bianca, il Regno Unito sta organizzando un incontro tra i ministri degli Esteri delle principali potenze europee e arabe con il 'peace team' del presidente statunitense Donald Trump, guidato dal genero Jared Kushner e da Jason Greenblatt. A scriverlo è il giornalista israeliano Barak Ravid, collaboratore del sito Axios.

Contrordine: Trump appoggia la proposta di legge sull'immigrazione dei repubblicani moderati

La Casa Bianca chiarisce la posizione del presidente, dopo le sue affermazioni a Fox News. La proposta proteggerà dall'espulsione i Dreamers
iStock

Il presidente statunitense, Donald Trump, promulgherà la legge sull'immigrazione che il Congresso deciderà di approvare tra le due in discussione; lo ha riferito la Casa Bianca, nonostante Trump, poche ore prima, avesse espresso in tv la sua contrarietà alle proposte di legge che saranno votate nei prossimi giorni alla Camera e che hanno l'obiettivo di trovare anche una soluzione per i Dreamers, ovvero gli immigrati arrivati da bambini, senza documenti, protetti dal Daca, il programma voluto da Barack Obama e cancellato da Trump (ma lo stop è bloccato in tribunale).

Russiagate, il WP rivela incontro tra Roger Stone e un russo

Il consigliere di lungo corso di Trump ha incontrato Henry Greenberg che gli aveva promesso materiale scottante su Hillary Clinton
©AP

Nuove rivelazioni sul Russiagate. Roger Stone, consigliere informale di Donald Trump e suo confidente di lunga data, ha infatti rilasciato un’intervista al Washington Post nella quale ha ammesso di aver incontrato nel maggio 2016 un emigrato russo che gli avrebbe promesso informazioni "compromettenti" sull’allora candidata democratica Hillary Clinton.

Apple annuncia partnership sui contenuti con Oprah Winfrey

La regina dei talk show americana creerà "programmi originali"
AP

Apple unisce le forze con Oprah Winfrey creando una partnership per la produzione di programmi per un nuovo servizio di video su abbonamento. L'accordo con la regina dei talk show americani è la dimostrazione di come il produttore dell'iPhone punti sempre di più sui contenuti. Winfrey - che ha dato una spinta al titolo Weight Watchers da quando ne è diventata socia e testimonial - creerà "programmi originali che abbracciano la sua capacità senza eguali di connettere varie audience in giro per il mondo", ha spiegato Apple.

Usa 2018: si voterà anche per dividere la California in tre Stati

Gli elettori dello Stato, al momento, bocciano la proposta, secondo l'ultimo sondaggio

Alle elezioni statunitensi di metà mandato a novembre, i californiani dovranno anche decidere se dividere la California in tre Stati. La campagna referendaria 'Cal-3' ha infatti consegnato alle autorità quasi 420.000 firme valide, più di quelle necessarie per sottoporre il quesito alle elezioni.

Fmi mette in guardia gli Usa e cita il rischio di recessione

L'istituto guidato da Christine Lagarde ha ottime prospettive nel breve termine per l'America ma le politiche commerciali e fiscali non convincono. E nel 2023 stime di crescita del Pil pari alla metà di quella della Casa Bianca

Il Fondo monetario internazionale ha lanciato un avvertimento all'amministrazione Trump spingendosi a citare il rischio di una possibile recessione tra quelli individuati. La causa scatenante potrebbe essere la sua politica fiscale prociclicia. E le misure commerciali non fanno che peggiorare il quadro. Non a caso l'istituto di Washington ha presentato stime di cresciuta più conservative di quelle della Casa Bianca nel lungo termine. Con il venire meno, dal 2020, dell'effetto positivo dato dagli stimoli fiscali Usa, la crescita americana secondo il Fondo rallenterà a un +1,4% nel 2023 contro il +1,8% previsto dalla Federal Reserve e la promessa di Trump di un +3%.