Conclusi i negoziati Usa-Cina, ottimismo per un accordo

Washington preme affinché Pechino mantenga le promesse. Pechino: avute "discussioni ampie, approfondite e dettagliate". Resta lavoro da fare su nodi più difficili da sciogliere

I tre giorni di negoziati commerciali tra Usa e Cina si sono conclusi a Pechino all'insegna dell'ottimismo. E i mercati finanziari sembrano credere che un accordo tra le due principali potenzie mondiali sia possibile.

Le trattative, le prime fatte di persona da quando il primo dicembre scorso i presidenti delle due nazioni siglarono una tregua commerciale di 90 giorni, sono iniziate lunedì 7 gennaio e dovevano concludersi il giorno successivo salvo poi essere estese di altre 24 ore. Come spiegato alla stampa, Lu Kang, il portavoce del ministero cinese degli Esteri, "l'estensione delle consultazioni dimostra che le due parti sono davvero serie nel condurre le trattative". E' lui ad avere annunciato il termine delle discussioni e a preannunciato un comunicato, diffuso ore dopo quello americano. 

I primi commenti sono giunti dall'Office of the United States Trade Representative. Nella nota diffusa sul sito dell'agenzia guidata dal falco Robert Lighthizer - che nella capitale cinese ha inviato una delegazione guidata dal suo vice Jeffrey Gerrish - si legge che le due parti hanno discusso "dei modi con cui raggiungere relazioni commerciali giuste, reciproche ed equilibrate" tra le due nazioni.

Si è discusso anche dell'"impegno" della nazione asiatica "a comprare una quantità notevole di prodotti agricoli, energetici e manifatturieri e altri articoli e servizi dagli Stati Uniti". Già il primo dicembre scorso la nazione asiatica si impegnò ad acquistare prodotti Made in Usa. E infatti nelle settimane successive Pechino ha ripreso a comprare la soia americana (ancora colpita da dazi voluti in risposta a quelli adottati l'estate scorsa da Washington). 

Oltre a chiedere alla Cina di mantenere fede alle parole, gli Usa vogliono che nel potenziale accordo commerciale su cui sta negoziando siano previsti dettagli sulla sua adozione e sui metodi a cui ricorrere per misurarne il rispetto e per punirne la mancata attuazione. Stando al comunicato Usa, le delegazioni dei due Paesi hanno parlato anche del "bisogno che un qualsiasi accordo sia interamente attuato e soggeto a verifiche continue e a un adempimento forzato efficace". Washington chiede "i necessari cambiamenti strutturali in Cina in merito a trasferimenti forzati di tecnologia, protezione della proprietà intellettuale, assenza di barriere commerciali, intrusioni e furti informatici di segreti commerciali, servizi e agricoltura". La delegazione americana ha comunicato a quella cinese l'intenzione di Trump di risolvere il problema dato da "questioni strutturali" e dal "persistente" deficit commerciale che gli Usa hanno nei confronti della Cina. L'obiettivo, conclude la nota, è "migliorare la relazione commerciale tra i due Paesi".

Dopo i commenti giunti dagli Stati Uniti, anche la Cina ha detto la sua. In un comunicato diffuso nella notte italiana tra l'8 e il 9 gennaio, il dipartimento cinese del Commercio ha spiegato che "discussioni ampie, approfondite e dettagliate hanno promosso una comprensione reciproca volta a gettare le fondamenta per affrontare le preoccupazioni di ambo le parti".

Secondo il China Daily, voce del governo di Pechino, la nazione asiatica è intenzionata a mettere fine alla disputa con gli Usa ma non farà "concessioni irragionevoli" e un qualsiasi accordo deve prevedere compromessi da ambo le parti. Stando a Bloomberg, Trump vorrebbe siglare un'intesa al più presto al fine di risollevare i mercati (l'S&P 500 ha ceduto l'8% circa da quando lui ha incontrato Xi Jinping a Buenos Aires alla fine del G20).

Per un accordo c'è tempo fino al primo marzo prossimo, quando scadrà la tregua siglata dai due leader in Argentina. Senza un'intesa, Washington alzerà al 25% dal 10% i dazi adottati lo scorso settembre su importazioni cinesi aventi un valore annuo di 200 miliardi di dollari. Le tariffe doganali Usa si aggiunsero a quelle del 25% adottate la scorsa estate su importazioni cinesi per altri 50 miliardi di dollari. Nel primo caso Pechino rispose con dazi del 10% su 60 miliardi di dollari di beni Made in Usa e nel secondo con misure equivalenti. E' certo che la Cina reagirebbe con ulteriori ritorsioni alla ulteriore stretta americana.

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