L'America ritorna a vincere la maratona di New York

Ha vinto l'americana Shalen Flanagan per le donne e il keniota Geoffrey Kamworor nella competizione maschile. Oltre 3.000 italiani hanno corso la competizione. La città blindata per il timore attentati

In una New York blindatissima, reduce dal secondo attentato terroristico dopo quello dell'11 settembre 2001, sotto un cielo grigio, ma per la maggior parte della giornata senza pioggia, si è corsa la maratona, una delle più importanti e conosciute al mondo: è stata l'americana Shalen Flanagan, la prima donna a tagliare il traguardo della maratona di New York, in 2 ore 26 minuti 53 secondi, un record. Per gli uomini invece ha vinto Geoffrey Kamworor del Kenya, in 2 ore 10 minuti 53 secondi.

Ma la maratona di New York è soprattutto una festa per la città, con oltre 50.000 partecipanti, che ne fanno la più grande maratona del mondo. Altissimo anche il numero di italiani che hanno gareggiato, oltre 3.000, la rappresentanza più importate dopo quella americana.

La maratona del 2017 è stata anche la corsa con un livello di sicurezza altissimo, dopo l'attentato del pomeriggio di Halloween, in cui sono state uccise 8 persone. Centinaia di camion pieni di sabbia sono stati usati per proteggere i pedoni, migliaia di agenti, molti in borghese sono stati predisposti dal dipartimento della metropoli americana.

Dal giorno dell'attentato - il 31 ottobre scorso -, il dipartimento della polizia della città ha escluso che ci sia una minaccia credibile alla maratona. Nonostante ciò, è stato raddoppiato il numero di soldati in luoghi a rischio, migliaia di agenti in più sono stati reclutati, tiratori scelti sono piazzati sui tetti degli edifici in punti strategici e - come successo durante l'Assemblea Generale dell'Onu - blocchi di cemento e camion pieni di sabbia sono stati posizionati in incroci considerati a rischio. Anche da parte degli organizzatori le misure di sicurezza sono aumentate: per la prima volta, al ritiro del pettorale, venivano controllate le borse e gli zaini.

Tanti italiani. Sui 50mila concorrenti il contingente italiano è il secondo maggiore dopo quello americano: 3.002 nostri connazionali hanno fatto il percorso di 42 chilometri che attraversa come da tradizione i cinque distretti della metropoli per la quarantesima edizione: da tradizione a Staten Island e dopo Brooklyn, Queens e Bronx si arriva al traguardo a Central Park, a Manhattan.

Tra gli italiani, ne è presente uno che punta a mettere a segno un record particolare. "Presto, se tutto andrà bene, sarò l'unico uomo al mondo ad aver corso due maratone con un cancro". Ad averlo detto è stato Leonardo Cenci, perugino che si prepara ad affrontare la sua seconda maratona di New York con un tumore ai polmoni al quarto stadio. Per lui correre è libertà, anche quando si corre con il cancro. 

Nel 2012 Cenci si stava preparando proprio per la maratona di New York, quando iniziò a sentirsi stanco senza motivo. Un giorno, salendo le scale, si rese conto di fare molta fatica. Da lì, il campanello d'allarme. "Andai a farmi visitare, e scoprii di avere questo cancro molto aggressivo. Mi diedero quattro mesi di vita", ha raccontato nel corso dell'evento "Italy Runs the 2017 NYC Marathon" al Consolato Generale d'Italia a New York. Adesso Cenci, a dispetto di tutto, si appresta a correre per la seconda volta a New York (la prima fu l'anno scorso). "Questa maratona era il mio sogno, e la cosa assurda è che l'anno in cui mi fu diagnosticato il cancro fu l'unico in cui non si corse: per via dell'uragano Sandy, la maratona fu annullata. Io, dal mio letto d'ospedale, pensai che fosse un messaggio di Dio, per dirmi: pensa a curarti, New York ti aspetta".

E Cenci si è ripreso continuando a fare quello che aveva sempre fatto: correre. La sua esperienza gli ha insegnato che la cosa fondamentale, "o quella che, se non altro, ha funzionato per me", è l'atteggiamento che si ha durante la malattia. "Io ho fede, e quindi forse il discorso è diverso: avevo anche le preghiere a cui aggrapparmi", spiega. "Ma ho visto morire ragazzi più giovani di me e con tumori molto meno aggressivi. E penso che il modo in cui uno si pone nei confronti della malattia possa fare la differenza: se pensi che lei abbia già vinto, è finita. Io ho studiato il mio cancro, ho voluto sapere, informarmi. E non ho mai smesso di fare quello che amavo", continua Cenci. "A un certo punto non riuscivo più a camminare, e il mio obiettivo è stato: devo tornare a correre".

Da lì, sono successe molte cose. Non solo le due maratone - quella del 2016 e quella che sta per arrivare -, ma anche e soprattutto la fondazione di "Avanti Tutta Onlus", di cui Cenci è presidente e grazie a cui è stata aperta una palestra nell'ospedale di Perugia, per permettere ai malati di fare sport. 

Courtesy NYRR
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