I college americani potrebbero essere costretti a rivedere i loro sforzi per promuovere la diversità razziale del loro corpo studenti dopo che la Corte Suprema ha accettato di rivedere le regole alla base dell’ ”affirmative action”, strumento che mira a ristabilire e promuovere principi di equità razziale, etnica, di genere, sessuale e sociale.
Nel 2008 l’Università del Texas ha rifiutato la domanda di ammissione di una studentessa bianca, Abigail Fisher, che ha poi citato in giudizio l’ateneo, sostenendo che la politica di ammissione dell’università, oltre ad aver favorito studenti con risultati accademici inferiori, violasse i suoi diritti costituzionali.
L’Università del Texas sostiene che la propria politica di ammissione si basa sul precedente giudiziario del 2003 Grutter vs. Bollinger in cui la Corte Suprema, con 5 voti favorevoli e 4 contrari, aveva dato il proprio assenso all’affirmative action sostenendo che la promozione della diversità razziale negli atenei rappresentasse un interesse nazionale. Nell’accettare l’appello presentato da Fisher, la Corte sembra indicare la volontà di rivedere il proprio parere.
Il giudizio sull’affirmative action si va ad aggiungere a una serie di casi di rilievo in cui il tribunale federale di più alto grado sarà chiamato a esprimersi il prossimo mese, il più importante dei quali riguarda la costituzionalità della riforma sanitaria voluta dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel 2010.














