Couchsurfing, come essere ospitati su un divano


Il sito ha 2,5 milioni di iscritti, dall'Australia all'Uzbekistan


17.08.11

17:03

Girare il mondo con lo zaino in spalla facendo autostop. Facile a dirsi, ma non a farsi. In molti paesi è difficile trovare un passaggio (in alcuni è addirittura illegale) e ci si può trovare in situazioni sgradevoli. Oggi però è possibile viaggiare in economia in modo più sicuro, tra voli low cost e sistemazioni economiche. O addirittura gratuite, con il Couchsurfing, un'organizzazione internazionale non-profit che mette in contatto i viaggiatori con gli abitanti locali disposti a ospitarli sul loro divano. Non è solo una questione di risparmio economico, la filosofia del Couchsurfing, come si legge sul sito, è finalizzata al confronto tra culture differenti e alla creazione di nuove amicizie.

Il meccanismo è semplice quanto efficace: basta iscriversi, inserire una propria descrizione, alcune fotografie del proprio appartamento in cui si mette un divano a disposizione degli altri viaggiatori e il gioco è fatto. Poi basta cercare una città e scegliere una persona da contattare. Occorre specificare il tipo di richiesta, che può essere un tour per la città, un tè, una sistemazione per una notte o per un mese. Se l'altra persona accetta, avrete trovato una sistemazione. Per quanto riguarda la sicurezza, il meccanismo si basa su un sistema di feedback: l'ospite e l'ospitante, dopo il periodo di permanenza, lasciano un giudizio dettagliato sull'altra persona che sarà visibile a tutti sul rispettivo profilo.

L'idea è nata nel 1999 a San Francisco, quando Casey Fenton stava organizzando un weekend a Reykjavik, in Islanda. Fenton era alla ricerca di una sistemazione economica e inviò una e-mail a 1.500 studenti della città, chiedendo ospitalità su un divano. Il successo fu evidente: non solo trovò ospitalità, magli studenti contatti gli fecero da guide per la città. Così, nel 2004, Fenton ha lanciato il sito, che oggi vanta oltre 2,5 milioni di iscritti in 230 paesi, dall'Australia all'Uzbekistan, di cui 80.000 in Italia. E, come recita lo slogan dei couch surfer, "il mondo è diventato più piccolo di quello che pensi".

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