Creati meno posti del previsto in Usa, disoccupazione sale, ma anche partecipazione

Ora i riflettori sono puntati sulla Federal Reserve, che considera tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%. La prossima riunione del Fomc è a novembre.
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In settembre le aziende americane hanno creato meno posti di lavoro del previsto, ma il mercato resta in linea con i recenti miglioramenti del mercato occupazionale. Negli Stati Uniti sono stati creati 156.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 170.000 unità. Come riferito dal dipartimento al Lavoro, il tasso di disoccupazione è salito al 5%, mentre gli analisti attendevano un dato invariato al 4,9%. I numeri di luglio e agosto sono stati rivisti rispettivamente al ribasso e al rialzo, ma il totale non è cambiato di molto.

In particolare, stando ai dati revisti, in luglio sono stati creati 252.000 posti, contro i 275.000 della stima precedente, mentre in agosto i nuovi salariati sono stati 167.000, più dei 151.000 della prima stima. In generale, l'aumento di settembre è stato il meno sostenuto da maggio e inferiore alla media del 2015, quando i nuovi salariati erano stati 228.000 al mese, e del 2014, quando erano stati in media 260.000 al mese (2014 e 2015 sono stati gli anni migliori dal 1999).

Secondo gli analisti occorrono circa 145.000 nuovi posti al mese per rafforzare in modo adeguato il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, appunto salito al 5%, si è abbassato del 2,2% da agosto 2013, quando si attestava al 7,2%, ed è all'interno della media tra il 4 e il 5% di prima della recessione. La Federal Reserve considera come tollerabile un valore di lungo termine non superiore al 5,5%.

La partecipazione alla forza lavoro, che si attesta attorno ai minini in 40 anni, è salita dal 62,8% al 62,9%, non molto sopra il minimo da ottobre 1977 (pari a 62,4%) e ben al di sotto del 66% di prima della recessione.

In rialzo i salari, che sono saliti di 6 centesimi, lo 0,2%, a 25,79 dollari all'ora. Su base annuale sono saliti del 2,6%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro è scesa di 0,1 ore a 34,4 ore, livello a cui si è attestata per vari mesi, ad eccezione di agosto.

A fare da traino al dato di settembre sono stati in particolare il settore dei servizi professionali e aziendali (+67.000), della sanità (+33.000), retail (+22.000) e alimentare (+30.000). Nel settore federale sono andati invece persi 11.000 posti di lavoro e 13.000 in quello minerario.

A settembre erano circa 7,9 milioni le persone che cercavano attivamente un lavoro, ma non riuscivano a trovarlo, contro i circa 7,8 milioni del mese precedente. Includendo anche i 5,8 milioni di americani che si accontentano di un lavoro part-time (meno dei 6,1 milioni del mese precedente) e i 553.000 scoraggiati il tasso disoccupazione si è attestato al 9,7%, invariato dal mese precedente e in calo dal 10% di un anno fa. I disoccupati di lungo termine (quelli senza lavoro da almeno 27 settimane) erano circa 2 milioni, come il mese precedente, e rappresentano il 24,9% del totale.