Cristiana Pegoraro: l'arte di suonare per promuovere (e raccontare) la musica classica

La pianista e compositrice italiana è tornata a Carnegie Hall. Di origini ternane, vuole svecchiare un genere musicale che secondo lei sopravviverà. Il suo messaggio: aprire il cuore all'arte

 

Un ritorno alla Weill Recital Hall della prestigiosa Carnegie Hall a New York City. Per celebrare ancora una volta l'Italia, per ricevere l'ennesimo premio, per segnare l'inizio di un nuovo tour e per lanciare un duplice messaggio: "La musica classica sopravviverà" ma serve sdrammatizzarla da parte di chi la suona e serve "aprire il cuore all'arte" per chi ne è fruitore. La pianista italiana Cristiana Pegoraro si è ripresentata nella sala da concerto con il suo distintivo stile: l'esecuzione di brani di compositori italiani e di quelli stranieri che al nostro Paese si sono ispirati. Il tutto condito dai racconti che, per chi segue Pegoraro, sa che sono parte della sua performance; con essi la pianista ha voluto "condurre gli spettatori attraverso un viaggio" in due secoli di musica, dal '700 al '900, alla scoperta della nostra nazione.

Il tema del concerto - "Omaggio all'Italia" - è dovuto alle origini della pianista e compositrice: "Mi piace sempre portare la mia cultura all'estero", ha raccontato ad America 24. Ma l'appuntamento ormai annuale (è il terzo di fila che si verifica nella celebre sala), quest'anno è stato in occasione del mese di presidenza italiana al Consiglio di Sicurezza dell’Onu; per questo la rappresentanza permanente d'Italia presso le Nazioni Unite ha sostenuto e promosso l'evento. "Era naturale e doveroso proporre un omaggio all'Italia", ha detto Pegoraro, che nel corso della serata di ieri ha ricevuto il “Premio Oltre la Breccia”, istituito dall'Associazione Nazionale Bersaglieri nell’ambito della manifestazione Luci della storia su Porta Pia a Roma e dedicato 'ai meritevoli di azioni responsabili, significative e repentine nel nome dell’agire per il bene comune'. A consegnare il premio è stato Paolo Peroso, che così ha riconosciuto "l’impegno della pianista umbra che va oltre i limiti e i confini geografici" e il suo essere "portavoce della cultura, dell'arte e delle tradizioni italiane in giro per il mondo".

Pegoraro, originaria di Terni, ha presentato al pubblico statunitense (tra cui non mancavano gli italiani) anche il suo ultimo lavoro discografico, “Gioacchino Rossini Overtures – Piano Trascriptions”, appena uscito per l'etichetta Da Vinci Classics. E da New York, la città che lei ama tanto, parte ufficialmente il suo nuovo tour “Omaggio all’Italia” che prevedrà più di 10 tappe in tutto il mondo, anche in Italia. Pegoraro considera il suo ultimo disco come un "altro modo per portare con me il grande repertorio operistico italiano". Pegoraro è infatti la prima pianista ad aver inciso sue trascrizioni al pianoforte delle più famose ouverture di Rossini. L'artista ha ricordato l'origine di questo suo modo innovativo di proporre concerti, suonati e raccontati.

"Tantissimi anni fa, almeno 20, ero stata invitata a suonare concerti di musica classica su navi da crociera", ha spiegato. "Visto che la situazione era più vacanziera, ho provato a raccontare la musica e non solo a suonarla. Da lì ho visto che funzionava benissimo anche nelle sale da concerto". Per lei "all'inizio non è stato facile. Per parlare e suonare, il cervello deve fare un processo mentale che semplice non è. Il fatto di farlo ripetutamente fa sì che ormai mi venga spontaneo e naturale".

La pianista - che il New York Times definì "un’artista del più alto calibro" quando nel 1996 debuttò all'Alice Tully Hall del Lincoln Center – considera indispensabile l'incontro con il pubblico dopo le sue performance, ritenendolo ancora come parte integrante del concerto, che dunque "non finisce quando scendo dal palcoscenico ma continua in questo bellissimo rapporto umano". Per Pegoraro "le impressioni a caldo del concerto mi riempiono di gioia". E' in questo contesto che molti "mi dicono di apprezzare i miei racconti", grazie ai quali "si riesce ad entrare in maggiore sintonia con la musica e a mettere a nudo le proprie emozioni”. "Quando il pubblico reagisce agli stimoli emotivi che noi creiamo è sempre una bellissima cosa. In definitiva il fine principale dell'arte di suonare è creare emozioni. Quando riesci a trasmetterle e qualcuno riesce a recepirle puoi dire di aver fatto il tuo dovere di artista".

In questo lavoro Pegoraro si è fatta carico di una missione: aiutare la musica classica a stare al passo con i tempi che cambiano rapidamente e dunque a sopravvivere allargando la sua fruizione a più persone possibili. Questo, mantenendo fede alla lunga e rigorosa tradizione, preservando una qualità altissima ma "svecchiando" la musica classica per renderla "accessibile a tutti". Lei lo fa attraverso i suoi racconti, appunto. "Ormai non è più il momento di tenere l'arte separata da quello che è il reale bisogno del pubblico, esperti e non", ha detto Pegoraro.

"Bisogna portare l'arte, anche la più eccelsa, a livelli di comprensione e di accessibilità per far sì che tutti possano godere delle emozioni da essa create". Questo discorso, ha aggiunto, vale specialmente oggi visto che "non esiste più una grande cultura artistica musicale" come poteva esserci 50 o 100 anni fa e visto che "purtroppo nelle scuole non si insegna molto musica o molta arte". Allora sì al ricorso a "mezzi sicuramente più moderni" per catturare l'attenzione dei giovani. Sì anche al portare la musica fuori dal suo contesto di teatri e auditori classici. Perché "se è difficile portare i giovani nella sala da concerto, devi essere tu a uscire e a portarla a loro". Anche così facendo, crede Pegoraro, "la musica classica sopravviverà, ne sono convinta". D'altra parte "è un patrimonio talmente bello che ci sarà sempre qualcuno che andrà ad ascoltarla. Però dobbiamo essere intelligenti noi a cambiare un po' il modo in cui si propone la musica classica".

Pegoraro ha tenuto a precisare che la musica classica va comunque imparata bene, con rigore e serietà. "Cambia solo il veicolo, il modo in cui si propone a una massa qualcosa che è comunque di alta qualità". Lei si rifiuta di pensare "che mi devo abbassare a suonare musica di scarsa qualità perché la gente non capisce Beethoven. Io devo fare il discorso inverso. Devo portare la gente a comprendere il compositore tedesco”. Per la pianista è cruciale capire questo concetto: "Spesso la gente pensa ‘quell’artista è bravissimo perché ha successo' ma in alcuni casi la popolarità non è segno di qualità e quello che la gente definisce 'bravissimo', altro non e’ che un prodotto commerciale ben confezionato. Deve essere cura di ogni artista lavorare prima di tutto sulla qualità del prodotto che offre e successivamente, ma non di meno importanza, saperlo promuovere nella maniera giusta”.

Pegoraro propone di "abbattere il muro", di "porgere la musica a tutti" perché altrimenti il rischio è di restare isolati, di "perdere pubblico" e di "non riuscire a esprimersi". Per questo con il concerto di ieri sera, lei ha voluto puntare su un repertorio accattivante proposto in maniera innovativa, onorando - tra gli altri - compositori italiani come Domenico Scarlatti, Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, il francese Georges Bizet ma anche l'argentino (con genitori italiani) Astor Piazzolla con cui Pegoraro "balla il tango alla tastiera". In questo suo sforzo, si cela anche un messaggio semplice per chi la conosce e chi no: "Aprire il cuore all'arte, perché l'arte fa parte dell'essere umano; dobbiamo lasciare spazio alla nostra sensibilità per apprezzarla, cosa che alla fine ci rende uomini migliori".

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