Cristiana Pegoraro: come "toccare" (e ringiovanire) la musica classica

Dall'infanzia ai palcoscenici di tutto il mondo. La concertista di Terni trapiantata a New York racconta la fisicità associata al pianoforte e come "narrare" un genere nato nel diciannovesimo secolo

A quattro anni iniziò a suonare in un asilo pubblico di Terni ma ricorda ancora "le note colorate del pentagramma". A 10 sapeva già che voleva fare la concertista. Al posto di ascoltare la madre, che la esortava a "non studiare così tanto e a stare con gli altri bambini", lei giocava con il pianoforte. E se le pareti delle stanze delle sue amichette erano tappezzate dai volti dei cantati più gettonati del momento, quelle di lei ospitavano compositori come Frédéric Chopin e poster delle loro mani. Perché è nelle mani che Cristiana Pegoraro conserva con cura il suo talento, "che è solo un punto di partenza", oltre che la sua passione. Quella di suonare il pianoforte.

Abbiamo incontrato Pegoraro a New York City, dove è recentemente tornata a intrattenere il pubblico riunito alla Weill Recital Hall della prestigiosa sala Carnegie Hall. E dalle sue mani è iniziata la nostra conversazione. Della pianista rigorosamente elegante, solare e capace di ringiovanire un genere musicale, quello del recital pianistico, nato nel diciannovesimo secolo, sono le mani, per la precisione i polpastrelli, a fare da tramite tra la tastiera e il pubblico. Ed è dalla tastiera dell'asilo che la sua passione è sbocciata. "Nonno era un amante della musica e forse da lui deriva il gene musicale", ci ha raccontato, "ma è grazie all'asilo, dove mi hanno fatto toccare la musica, che è emersa la mia passione. Non ho dovuto cercare cosa volevo fare. L'ho capito subito".

Da quel contatto tra polpastrello e tasti è nata un carriera che ha portato Pegoraro - definita dal New York Times "un'artista del più alto calibro" - nelle sale di tutto il mondo. "Noi musicisti siamo come atleti. Dobbiamo gestire il nostro corpo e apparato muscolare in modo molto attento", ha spiegato. "Le unghie corte sono una necessità; lunghe darebbero fastidio" perché "più il polpastrello è rotondo, più riesco a gestire quello che voglio tirare fuori dalla tastiera". Da questo deriva un'attenzione minuziosa per la cura delle mani, non solo dal punto di vista muscolare. Non farsi male è chiaramente un must ma anche qualsiasi ferita, anche piccola, va evitata perché "diventa una cosa gigantesca. Un taglio o una ferita aperta sul polpastrello si avvertono quando, suonando, si scarica il peso. Mi è capitato. Stringi e denti e vai avanti lo stesso". Per Pegoraro, attraverso il polpastrello il tasto "deve diventare un proseguimento di me stessa. Devo sentirlo come se fosse pelle, con un contatto morbido, lo stesso che si ha durante un massaggio".

Se lei 'massaggia' la tastiera, con essa ci fa anche l'amore. La fisicità di una pianista è una cosa "molto personale", ha precisato. "Io mi muovo a seconda delle emozioni, del ritmo, dei crescendo della musica. E' come fare l'amore, essere attaccati a un altro corpo. E' un dare e avere. E per far arrivare emozioni al pubblico che ti sta ad ascoltare, bisogna trasmettere dieci volte di più di quello che si pensa sia già abbastanza". Per Pegoraro - che di sport non ne fa, un po' per pigrizia, un po' per carenza di tempo - il movimento del suo corpo in relazione al pianoforte "fa parte di quel proiettarsi al pubblico attraverso il pianoforte trasmettendo un messaggio emozionale".

E' pensando anche al pubblico che Pegoraro cura il modo cui presentarsi sul palcoscenico, con vestiti bellissimi, spesso dai colori sgargianti e dalle forme voluminose. "E' importante anche vestire bene, avere rispetto per quello che vado a fare", ha continuato. "Questi grandi compositori ci hanno lasciato la parte più intima di loro stessi attraverso la musica. [Salire sul palco] è come aprire la porta di casa. Non si riceve un ospite nudo. Ci si presenta con rispetto". Una tale scelta - a sua detta - è in controtendenza rispetto a quelle di altre pianiste famose "che amano presentarsi con spacchi inguinali e scollature vertiginose, oltre il limite della decenza". Secondo lei "non c'è bisogno di tutto questo quando si suona. Essendo un'italiana è ovvio che prediligo bei vestiti di stilisti italiani...abbiamo tanto da fare vedere in termini di moda, per questo spesso vesto abiti firmati. Perché sono orgogliosa delle mie origini". Per Pegoraro però è necessario "apparire bene con buon gusto. Si può essere sexy in tanti modi, anche senza mostrare".

Essere donna, ha raccontato ricordando gli inizi della sua carriera, può aiutare nel farsi strada. "Ma se all'inizio sembra più facile, in realtà è più difficile" che essere uomini. E' tuttavia il gentil sesso ad avere ispirato il suo ultimo concerto e i compositori più celebri come da lei raccontato durante l'appuntamento ormai annuale alla Carnegie Hall. Nell’ambito del mese della cultura italiana negli Stati Uniti, la pianista ha portato in tournée un programma dedicato alle muse ispiratrici dei grandi compositori, dalle loro compagne di vita alle figure femminili delle opere liriche, di cui ha proposto alcune sue trascrizioni originali per pianoforte.

"Mi piaceva l’idea di creare un percorso per condurre gli spettatori all’interno dell’arte musicale di alcuni dei più grandi compositori, Rossini, Beethoven, Chopin, Bizet, evidenziando il loro rapporto con le donne", ha spiegato la pianista. "È una proposta innovativa che sperimento da anni con il pubblico di tutto il mondo, unendo l’esecuzione pianistica al racconto di storie coinvolgenti".

Pegoraro, infatti, conquista non solo con l'esecuzione alla tastiera ma anche con il modo di intrattenere il pubblico raccontanto episodi e aneddoti spesso dimenticati ma tanto utili per apprezzare un genere del passato ma ancora tutto da gustare. In chiave rivisitata. "Tante persone vengono a miei concerti. Mi dicono 'era la mia prima volta, voglio tornare'. Per me questo è già un successo". Pegoraro ha sottolineato che "per rendere la musica classica accessibile, non bisogna scadere di livello ma spiegarla in modo semplice. Se invece, per fare audience, abbassiamo il livello, questa arte la facciamo morire". E lei la tiene viva coinvolgendo il pubblico con storie anche "buffe", evitando di "impacchettare bene un prodotto che non vale ma offrendo un prodotto che vale rendendolo avvicinabile. Io lo faccio raccontando". E' rendendo i compositori più "umani" che la pianista promuove la musica classica. E il divertimento è garantito.