Da riforma fiscale Trump risparmi per 47 mld $ a Apple, vantaggi per real estate

Molte società americane tengono all'estero il grosso dei profitti realizzati fuori dagli Stati Uniti per non pagare l'aliquota del 35% attualmente prevista nel Paese, tuttavia la riforma fiscale tasserebbe quel denaro, rimpatriato o meno, al 14,5%.

La riforma fiscale su cui sta lavorando il Congresso americano e che marcia verso l'approvazione, consegnando una scintillante vittoria a Donald Trump che l'ha fortemente sponsorizzata, potrà portare vantaggi al settore del real estate, tanto caro al presidente, e ad alcune grandi aziende. In particolare, secondo il Financial Times, Apple potrà risparmiare fino a 47 miliardi di dollari, cosa che la renderebbe il maggiore beneficiario della riforma.

Per quanto riguarda il settore immobiliare, come riporta il New York Times, la riforma prevede che redditi derivati da affitti e interessi sui mutui siano tassati con aliquote più basse di quelle attuali, con un trattamento simile a quello finora riservato ai guadagni in conto capitale di lungo termine e ad alcuni dividendi qualificati.

"Il real estate se la passerà benissimo. E' difficile immaginare che potesse chiedere di meglio", ha detto Daniel Shaviro, professore della New York University Law School. Tuttavia, come detto, saranno alcune grandi aziende ad avere i vantaggi maggiori. Anche se i dettagli della riforma non sono ancora del tutto definiti, visto che la versione approvata dalla Camera deve essere armonizzata con quella passata al Senato, ci sarebbe già convergenza per quanto riguarda il trattamento dei 1.300 miliardi di dollari che le società americane detengono all'estero.

Molte società americane, Apple compresa, tengono all'estero il grosso dei profitti realizzati fuori dagli Stati Uniti per non pagare l'aliquota del 35% attualmente prevista nel Paese, tuttavia la riforma fiscale tasserebbe quel denaro, rimpatriato o meno, a non più del 14,5%.

Stando ai calcoli di Moody's, Apple ha all'estero contante e investimenti per 252 miliardi di dollari circa, più o meno un quinto del totale e quasi il doppio rispetto ai 132 miliardi di Microsoft, la seconda azienda con maggiori capitali all'estero.

Con la legge attuale, se Apple rimpatriasse tutti i fondi dovrebbe pagare tasse per 78,6 miliardi. Invece, stando ai calcoli di Richard Harvey, professore della Villanova University, con la versione della legge approvata dal Senato, invece, dovrebbe pagare 31,4 miliardi, cifra che potrebbe scendere a 29,3 miliardi se Apple perdesse la battaglia legale con la Commissione europea su 13 miliardi di euro di tasse apparentemente non pagate in Irlanda. La differenza è dunque di almeno 47 miliardi di dollari.

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