Dai tavoli di Little Italy al cinema, il viaggio a New York dell'attore Danilo Ottaviani

Arrivato dal Piemonte, ha lavorato in teatro, cinema e televisione. "Gli Stati Uniti? Un altro mondo"

Un viaggio verso i propri sogni e le proprie ambizioni, da Villarbasse (in provincia di Torino) a New York con un progetto ben definito: recitare negli Stati Uniti. Questo è ciò che ha mosso Danilo Ottaviani, 27 anni, a trasferirsi nel 2014 a Manhattan. Tutto nasce da un’idea che l’ha distinto da altri giovani ambiziosi: il teatro di strada, fatto in italiano proprio nel crogiolo della comunità italiana nella metropoli Usa, cioè Little Italy. Con la performance "Cristoforo&Amerigo", recita nei ristoranti italiani proponendo ai clienti menù di poesie e canzoni sugli emigranti italiani degli anni Trenta. Studi al liceo classico e diploma all’Accademia del Teatro Stabile di Torino, Ottaviani ha lavorato un anno in Italia come attore e doppiatore per poi passare oltreoceano.

 

Come sei arrivato qui e quali difficoltà hai incontrato come artista straniero in Usa?

“Ho sempre avuto il ‘sogno americano’, volevo fare un’esperienza all’estero e mi sono detto ‘se non lo faccio adesso non lo faccio mai più’. È stata dura. Nel 2014, per mantenermi, lavoravo come cameriere servendo ai tavoli dei ristoranti di Little Italy. Da qui l’idea di recitare per i clienti che hanno subito apprezzato e le entrate sono aumentate. Poi, dopo l’estate mi sono trasferito in un appartamento nel quartiere di Jackson Heights, nel Queens, e cercato altri lavori. Mi presentavo agli studi di registrazione di Manhattan con le demo da doppiatore. Un giorno sono capitato all’Audioworks Producers Group con la mia chiavetta Usb senza sapere che, proprio in quel periodo, stavano cercando attori italiani per doppiare un cartone animato. Ho fatto la selezione e mi hanno preso subito. Così sono diventato la voce italiana di Hiro, il protagonista di Invizimals, produzione americana in onda sul canale K2 del digitale terrestre. Contemporaneamente, con Francesco Meola, ho rilanciato Cristoforo e Amerigo, con ottimi riscontri. Il nostro “menù” spaziava da Rodolfo Valentino a Totò… ma soprattutto sketch comici. Era un progetto nato veramente dal cuore, a cui ci siamo appassionati tanto. Il successo che ha avuto è stata una conseguenza, non ce lo aspettavamo e non abbiamo iniziato pensando a quello. È stato un piccolo miracolo nato dalla grande necessità di due artisti di voler fare il proprio mestiere. Poi Francesco è rientrato in Italia e io sono rimasto”.

 

Poi è arrivato il cinema…

“Ho lavorato per numerosi progetti, principalmente in cinema e Tv. Primo fra tutti il film “Love is a Broadway Hit” diretto da Peter Lee, in cui avevo il ruolo secondario di un passeggero che a un certo punto doveva fermare un treno della metropolitana per permettere ai due protagonisti di salutarsi prima che lui partisse per tornare a casa. È stato divertentissimo filmare quella scena il cui set era una vera e propria stazione della metro in cui un treno vero che continuava a fare avanti e indietro a ogni ciak, ci abbiamo messo sei ore per filmare una scena di pochi minuti, ma ne è davvero valsa la pena. Il film dovrebbe uscire nelle sale questa primavera“.

 

E poi anche la TV e il teatro.

“Per quanto riguarda la Tv, sono stato protagonista del decimo episodio della mini serie Shadow of Doubt in cui ho interpretato un assassino sudamericano. La storia è la ricostruzione di un delitto realmente commesso in cui il mio personaggio, Timoteo Rios, accoltellava un povera ragazza per rubarle la macchina… Per ricreare il triste episodio in maniera reale la produzione ci ha fatto vedere tutti i video delle telecamere di sorveglianza, di modo che ci aiutassero a farci un’idea precisa dell’accaduto. È stata un’esperienza piuttosto intensa, ma molto gratificante. E il regista Christian Faber è un vero professionista, ho imparato davvero molto lavorando con lui. La serie la si può trovare sul canale Investigation Discovery. Un’altra mini serie Tv in cui ho lavorato, questa volta però come ruolo secondario, si chiama Ralph Friedman (titolo provvisorio) e anche in questa ho dovuto interpretare il ruolo di un sicario il cui compito è quello di assassinare il protagonista… Non posso rivelare altro perché stanno ancora filmando il resto della serie che dovrebbe uscire verso la fine dell’anno, sempre su Investigation Discovery. Per il mese di luglio, sono stato impegnato in "The Bungler" di Molière, allo Shakespeare Theatre nel New Jersey”.

 

Quale preparazione deve avere un artista per avere possibilità di successo?

“La competizione in una città come questa è pazzesca e il livello degli artisti che si presentano alle audizioni è talmente alto che è impensabile non investire parte del proprio tempo nello studio. D’altronde cantanti, ballerini e musicisti praticano tutti i giorni e lo stesso vale per gli attori. Per questo motivo prendo lezioni di dizione da Leigh Dillon che è anche la dialect coach di Julianne Moore, Daniel Radcliffe, Denzel Washington, Naomi Watts, Clive Owen e molti altri. Grazie a lei sto riuscendo ad avvicinare la mia dizione inglese a una pronuncia americana credibile, cosa che mi ha permesso di essere preso per ruoli non solo da italiano. Continuo anche a studiare recitazione facendo seminari a Broadway”.

 

Quali sono a livello professionale le differenze con l’Italia?

"La grande differenza qui rimane il modo in cui vengono valorizzati i giovani e la meritocrazia e le possibilità di impiego, anche per un attore, non mancano. Per una produzione di Broadway la minima sindacale è di duemila dollari alla settimana, in Italia il compenso è di 50 euro lordi a recita. Se hai voglia di fare, qua trovi una miniera di occasioni. I giovani sono sostenuti, cosa che in Italia non accade. Ammetto che qui l’italianità è molto apprezzata dai newyorchesi, la fascinazione per il nostro cinema è ancora grande, ma riguarda soprattutto il passato e divi come Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Vittorio Gassman. Riconosco anche che le nostre scuole di teatro rimangono ancora tra le migliori al mondo, perché immerse nel nostro stile e nella nostra cultura”.

 

Broadway è ancora il fulcro del fermento culturale cittadino che ha respiro mondiale o la Tv sta adombrando, il teatro come avviene in Italia?

“Un’altra enorme differenza è il fatto che se vai a Broadway il 95% del teatro di prosa è composto da testi contemporanei. In Italia siamo ancora ancorati al teatro di repertorio molto dovuto al fatto che scarseggia un ‘pubblico giovane’, anche se non è quella l’unica ragione… Pochi giorni fa a Broadway ho visto ”A Doll’s House Part 2”, che è praticamente il seguito di Casa di Bambola di Ibsen, uno spettacolo bellissimo con attori strepitosi, che sta avendo un successo clamoroso. Non è forse questo un bel compromesso? La riscrittura di testi classici o come nel caso di Doll’s House, scrivere il seguito di un testo di repertorio. Ma perché questo avvenga c’è bisogno di gente che scriva, e anche questa è una cosa che in Italia forse viene poco valorizzata: la scrittura. Per esempio qua negli Usa gli stessi scrittori che riescono ad approdare a Broadway vanno poi a scrivere per Netflix, oppure Hulu o Amazon… E’ un altro mondo”.

 

I tuoi grandi riferimenti cinematografici americani?

“Per quanto riguarda gli attori direi Leonardo Di Caprio, Meryl Streep. Registi per ora Damien Chazelle, Christopher Nolan, Inarritu. Ma ce ne sono talmente tanti che è difficile poter scegliere…ammiro in loro la coerenza e la costanza di rimanere comunque fedeli a se stessi, continuando a studiare e a formarsi. Questo è fondamentale per un professionista”.





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