Dalla Motor Valley alla Silicon Valley, il viaggio di Lamborghini a caccia di talenti e innovazione

Il Ceo Stefano Domenicali a un evento alla Stanford University; presentato studente che farà tirocino nel gruppo. Esclude supercar self-driving o elettriche e lo sbarco nella F1. Preannuncia altro anno record. Attesa per super Suv Urus

Stanford - Una Lamborghini che si guida da sola? "Assolutamente no". Una in versione elettrica? "Non la vediamo nel breve termine". La tecnologia? Importante, purché sia usata per migliorare la performance mantenendo le supercar Lamborghini "fun to drive", sempre. Stefano Domenicali, amministratore delegato e presidente del gruppo di Sant'Agata Bolognese, non ha dubbi: "Nel segmento delle supercar non mi aspetto grandi cambiamenti". E anche se assimilerà tecnologie sempre più avanzate ma comuni nel settore automotive, Lamborghini intende continuare a differenziarsi per essere percepito come un gruppo che vende non solo auto di altissima gamma ma anche "un'esperienza unica".

Del futuro del comparto di riferimento Domenicali ha parlato ieri durante un evento di cui è stato protagonista alla Stanford University. Di fronte a un pubblico di almeno 300 persone riunite in un garage-laboratorio a pochi passi dal campus del celebre ateneo, il Ceo si è confrontato con Chris Gerdes, professore di ingegneria meccanica dell'università, secondo cui una "Lamborghini non si fa semplicemente strada nel traffico ma definisce il traffico". E' quello che si è visto a Palo Alto e dintorni, dove ieri sfrecciavano alcuni esemplari dell'azienda tra cui una Huracán Spyder.

In un mondo che cambia rapidamente, Domenicali ha voluto sottolineare come "il futuro di Lamborghini sia connesso alla nostra eredità". Un messaggio simile a quello lanciato dallo stesso palco durante un intervento introduttivo da Armando Varricchio, ambasciatore italiano a Washington: Modena, la provincia dove ha sede Lamborghini, "è famosa per le auto veloci e lo slow food. Entrambi parlano di passione e tradizione"; dicendosi orgoglioso di vedere la bandiera italiana a Stanford associata a "due marchi, Lamborghini e Domenicali", l'ambasciatore ha spiegato che mentre si guarda avanti a bordo di una vettura, "lo specchietto retrovisore serve [nel caso di Lamborghini] per non dimenticare il passato" e quello del gruppo di Sant'Agata Bolognese definisce tutt'oggi la rotta da seguire: offrire un prodotto diverso che garantisce un'esperienza in termini di performance e design "unica", appunto. Proprio per questo una Lamborghini potrà anche adottare alcuni tecnologie self-driving ma senza "snaturare" le sue supercar, altrimenti "non avremmo ragione di esistere", ha detto Domenicali parlando alla stampa. Proprio per questo il Ceo esclude una supercar senza qualcuno al volante.

E se l'azienda si prepara a lanciare a fine anno il super-Suv Urus entrando in un comparto su cui praticamente tutte le case automobilistiche sono presenti visti anche i margini di profitto maggiori, Domenicali garantisce che il Dna di Lamborghini non cambierà. Con Urus, tra l'altro, la produzione raddoppierà al 2019 rispetto alle 3.500 vetture prodotte attualmente all'anno (20 anni fa erano 200), ennesimo segno di come l'azienda stia diventando sempre più grande. Escludendo la Formula Uno - "la vita è una questione di priorità" - il gruppo guarda al futuro "con ottimismo", forte di "fatti che dimostrano come sia in buona salute" (vedi il successo della nuova Huracan Performante) e pronto nel 2017 a "migliorare in modo importante i risultati rispetto a quelli dello scorso anno". Mentre guarda in avanti senza dimenticare il passato, Lamborghini va a caccia di competenze di cui avrà bisogno.

Per questo Lamborghini prevede l’avvio di percorsi formativi per gli studenti di Stanford sia negli Stati Uniti sia presso la sede di Sant’Agata Bolognese. La parte iniziale del programma di tirocini è rivolta a studenti specializzati in ingegneria, ricerca e sviluppo in ambito automotive, marketing e comunicazione. In quest'ambito Domenicali ieri ha presentato Lucio Mondavi, lo studente che da settembre a marzo prossimi sarà a Sant'Agata Bolognese per lavorare alla ricerca e lo sviluppo delle sospensioni, qualcosa di cui si era già occupato nel garage-laboratorio dell'ateneo dedicato al settore auto. "Idealmente, mi piacerebbe rimanere" nel gruppo dopo quel semestre, ha spiegato il giovane di origini italiane. Di potenziali talenti come lui Lamborghini ha bisogno "per fare andare l'azienda più veloce nel futuro", ha precisato Lamborghini al pubblico.

Lamborghini prosegue cos" un percorso fatto di innovazione tecnologica in Usa, dove lo scorso anno aveva siglato un accordo con il prestigioso Mit di Boston e dove a Seattle (nello Stato di Washington) lo scorso giugno aveva lanciato un nuovo laboratorio di analisi per la lavorazione del carbonio. Il viaggio dalla Motor Valley alla Silicon Valley di Domenicali ha previsto anche una tappa presso la sede di Apple a Cupertino, dove ha incontrato il direttore finanziario (italiano) Luca Maestri: quello che ha detto di avere portato a casa è "la spinta verso un modo diverso di pensare come portare avanti progetti innovativi" e un senso di cambiamento nell'approccio mentale". Perché "se da un lato siamo in un momento di grande crescita in termini di numeri, prodotto e prestazione del brand, dall'altro mai come oggi c'è bisogno di cambiare marcia". E Domenicali lo vuole fare puntando sui giovani: non solo quelli che studiano e che potrebbero dare contributi alle supercar del futuro ma anche quelli che, a detta del Ceo, sono "iper-innamorati" del marchio sin da piccoli e quelli "istruiti, intraprendenti, che partecipano a start-up e che vogliono farsi riconoscere". Guidando una Lamborghini.

Stefano Domenicali, Ceo di Lamborghini con Lucio Mondavi, studente della Stanford University
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