Dalla Puglia al Diamond district di New York. L'arte del gioiello secondo Sara Greco

La designer 35enne racconta la sua avventura professionale
Sara Greco

Dalla Puglia al Diamond district a Manhattan. Sara Greco, 35enne designer di gioielli ha scelto New York per concretizzare una passione coltivata sin da adolescente nei laboratori di provincia intorno a Lecce, da dove viene. Con una velocità tipica della città che non dorme mai, Greco si è adattata all'arte americana del gioiello per promuovere il suo motto: “Arte Sensibile. Perfezione Irregolare”.

America24 l'ha intervistata per conoscere la passione che si nasconde dentro la lavorazione orafa.

Come e quando è scattata la scintilla per l’arte di creare gioielli?
Non sono mai stata la solita bambina che gioca con le bambole, come tutte le altre della mia età. Mi è sempre piaciuto scolpire, attirata da tutti i materiali. Mi appassionava e incantava vedere come da nulla, con le mie mani, potevo creare qualcosa di tangibile. Sono da subito stata decisa a intraprendere studi artistici e in particolare di oreficeria, senza che fosse nessuno a spingermi a farlo, semplicemente perché non c’era qualcosa che desiderassi di più al mondo. Credo di avere sempre avuto dentro questa passione. Ho passato gli anni della mia adolescenza in laboratori e con orafi, che sono tutt’ora i miei migliori amici. La terra da dove vengo è un posto ricco di artigianato fatto interamente a mano, è così che sono cresciuta.

Cosa o chi ti ha ispirato?
Credo sia stata la passione dei miei genitori per l’arte. E’ anche vero che i miei genitori sono lontani dal mondo orafo ma sono artisti; mia madre dipinge e mio padre è uno scultore. Quindi sono sempre stata immersa in un’atmosfera artistica. Molte famiglie credono che essere artisti non possa essere un “lavoro serio”. Posso dire di essere stata fortunata ad avere una famiglia che mi ha sempre incoraggiata e supportata.

Qual è stata la tua formazione?
Ho studiato presso l’Istituto Statale D’Arte di Lecce con indirizzo “Arte del Metalli e dell’Oreficeria” (conseguendo a pieni voti il Diploma di “Maestro d’Arte” e la maturità artistica). Ho cominciato sin da giovanissima a frequentare i laboratori orafi della provincia. Dopo gli studi sono andata nel vicentino per specializzarmi in design e modellazione della cera, taglio e analisi gemmologica delle pietre preziose presso l’Ente di Formazione IRI.GEM. Ho avuto modo di apprendere l’arte della selezione di diamanti presso aziende della realtà vicentina. Il mondo delle pietre mi ha sempre affascinata tanto da sentire la forte esigenza di apprendere la certosina arte dell’incastonatura di pietre preziose, per completare la mia preparazione. Ciò che è avvenuto presso l'Ente di formazione professionale, il “Tar" Design School” (TADS), parte del Centro Orafo Tar", il più grande del Sud d'Italia. Qui ho avuto la possibilità di apprendere l’arte dell'incisione e dell'incastonatura di pietre, avendo anche la fortuna di poter imparare i segreti dei più eccellenti maestri dell'arte orafa napoletane. Nel 2012 nasce il mio marchio registrato: "SARA GRECO GIOIELLI" dal motto “Arte Sensibile. Perfezione Irregolare” legato alle mie origini.

E l’esperienza a Nyc? Perché hai scelto questa città per la tua carriera?
Ciò che volevo ottenere era arrivare a un punto in cui essere in grado di realizzare qualsiasi tipo di gioiello alla perfezione. Questo per me si poteva ottenere solo unendo la tradizione italiana con la tecnica neworchese. Nel Diamond District lavora l'eccellenza orafa del mondo. Perciò per me New York era la scelta più ovvia ma anche la sfida più ardua.

Che differenze hai riscontrato nel lavorare in Usa rispetto all’Italia?
Qui a New York (dove si è trasferita due anni fa, ndr) lo stile del gioiello è molto diverso, più essenziale e lineare mentre in Italia è più fantasioso, fino ad arrivare a essere estremamente estroso a volte. Il cambio radicale di stile mi ha posta davanti a nuove problematiche da dover affrontare e risolvere. A questo si aggiunga la precisione portata all’estremo e la tempistica a cui ti devi attenere: lavoro perfetto ma in tempi quanto più brevi possibili. In Italia i tempi di lavorazione sono molto più lunghi. Altra cosa è l’uso delle attrezzature all’avanguardia e diverse in tutto e per tutto. Parliamo di microscopi, saldatrici laser e anche minuterie che noi in Italia non utilizziamo. In Italia si lavora esclusivamente con lime e carta smeriglio, cosa che qui è ovviamente impossibile perché richiederebbe tempi troppo lunghi. Così si usano anche attrezzi da creare su misura per le varie esigenze di lavorazione, tutto un altro concetto. Certamente apprendere tecniche più veloci, con un passato fatto di metodi tradizionali, è stata una sfida quotidiana che ho affrontato e che mi ha fatto crescere tanto e velocemente.

Quanto c’è delle tue origini in ciò che crei?
Ogni gioiello del brand “Sara Greco Gioielli” è legato alla mia terra (a partire dalla collezione “Improntae” fino ad arrivare a “Terra degli Ulivi” e a “Terra Madre”). La terra è quindi madre di ogni mia ispirazione, è ciò che porto sempre con me pur essendo aperta a crescere abbracciando tutto ciò che mi circonda. Le mie radici sono le mie fondamenta ed è perciò ovvio che siano presenti nelle mie creazioni.

Raccontaci delle tue collaborazioni e della tua collezione Ancor prima del trasferimento degli Usa, in Italia i miei gioielli sono stati indossati da blogger come Irene Colzi (“Irene’s Closet”), Alessia Milano (“The Chili Cool”), Sabrina Musco (“Freaky Friday”). E da cantanti come Simona Molinari, le attrici Giulia Luzi e Neva Leoni, il ballerino Marcello Sacchetta e la modella Gattinoni Giulia Gallo. Ho anche ottenuto l’interesse da parte di Vogue Accessory e Vogue Gioielli.

Qui a New York con ‘P CAT CUSTOM’ curiamo la realizzazione di gioielli per Eva Fehren finiti poi nelle copertine di riviste come Town & Country, Elle, Glamour, In Style, Vogue, Marie Claire, New York Times, Wall Street Journal e indossati da clienti come Rihanna, Jennifer Lawrence, Emma Watson, Gwyneth Paltrow e Cara Delevingne. I gioielli sono stati anche pubblicati sulla copertina della rivista The Oprah Magazine, indossati dalla stessa Oprah. Il nome della mia ultima collezione è “Terra Madre”. E’ una collezione ispirata alla natura, alla mia Puglia, dove amo utilizzare molto i cristalli naturali cos" come sono stati creati dalla natura. Il design, nelle mie collezioni è sicuramente più fluido, meno minimalista di quello realizzato per produzioni private.

Qual è il materiale secondo te più versatile per la creazione di un gioiello? Amo lavorare tutti i metalli, ognuno dei quali ha i suoi vantaggi e svantaggi. Partendo dal malleabile argento e la sua difficoltà nel saldarlo o nell’uso del laser, però facile nella fase di lucidatura. L’oro bianco, anch’esso difficile da saldare per l’ossidazione, è invece un metallo molto più duro quindi ottimo per tenere vivi gli spigoli e superfici piane. L’oro rosso tende a subire dei cambiamenti quando viene saldato troppo ed è difficile nella lavorazione perché si incorre in crepe della superficie. Il platino non si ossida e non cambia colore durante la saldatura per cui si riesce a eseguirla sempre in maniera perfetta, però è più facile da graffiare e più difficile da lucidare. Insomma tutti hanno una loro “personalità” ma se dovessi scegliere il metallo che mi rende la vita più facile direi l’oro giallo, il migliore in tutte le fasi della lavorazione, per la lega di cui è formato ed essendo più malleabile.

Pensi che sia ancora forte il messaggio dell’artigianalità in ciò che viene apprezzato da chi compra gioielli come i tuoi?
Penso che l’artigianato sia cambiato e stia tuttora cambiando e non si può negare o evitare l’uso di programmi di progettazione al computer. Io penso che l’innovazione stia nell’unire questo progresso con la tradizione. In questo modo si è in grado di creare qualsiasi cosa e trovare la soluzione a ogni problema. D’altro canto posso dirti che il ceto alto e benestante va in cerca del “fatto totalmente a mano” secondo tradizione, per avere un qualcosa di unico e irripetibile. Un po’ un ritorno a ciò che una volta era visto come un lusso, prima della diffusione dei marchi che ha innescato invece l’esigenza di mostrare il possedimento di determinati brand famosi come “status symbol”, a volte ancor prima di preoccuparsi di qualità e autenticità.

Gli americani come lo percepisco questo concetto?
Posso dirti che nel Diamond District coesistono entrambi, sia il fatto a mano che il realizzato per mezzo di computer e prototipatrici, come anche il mix dei due. Secondo me è questa la parte affascinante che ti porta a migliorarti in senso trasversale, senza limitazioni.

Il tuo sogno ancora da realizzare?
Mi piacerebbe stabilire un ponte ancora più forte con l’Europa, e in particolare con l’Italia. Il contatto con la mia terra è un’esigenza per me e sempre lo sarà, ovunque io vivrò. Questo è vero quanto lo è la crescita che mi dà l’essere costantemente immersa in una realtà fatta di diverse culture. Motivo per cui ho scelto New York: il centro del mondo, la terra di tutti.

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