Danni in 110 su 111 cervelli di ex giocatori della Nfl

L'encefalopatia traumatica cronica può essere diagnosticata solo dopo la morte. Si tratta di una malattia neurodegenerativa comune tra gli atleti di alcuni sport, provocata da colpi violenti alla testa; la Nfl ha riconosciuto il problema solo nel 2016
Ap

La dottoressa Ann McKee, una neuropatologa, ha esaminato il cervello di 111 ex giocatori della Nfl, la lega professionistica di football americano, e ha riscontrato l'encefalopatia traumatica cronica (Cte), una malattia neurodegenerativa comune tra gli atleti di alcuni sport, provocata da colpi violenti ricevuti alla testa, in 110 casi; i risultati sono stati pubblicati oggi sul Journal of the American Medical Association, a cui è stato dato risalto dal New York Times (qui, una vecchia inchiesta del quotidiano).

Si tratta di una malattia che al momento può essere diagnosticata solo dopo la morte; tra i sintomi che si manifestano nel corso degli anni, ci sono perdita di memoria, confusione, depressione e demenza. I cervelli analizzati sono di giocatori morti giovani, anche a soli 23 anni, e anziani, fino a 89 anni; c'è da sottolineare che non si tratta di un campione costituito a caso: la maggior parte delle famiglie che hanno donato i cervelli, lo hanno fatto perché gli ex giocatori avevano manifestato i sintomi della Cte. Centodieci positività, comunque, costituiscono la prova scientifica dei rischi legati alla pratica del football americano.

La dottoressa McKee, a capo del reparto di Neuropatologia degli ospedali per i Veterani dell'area di Boston e direttrice del centro Cte alla Boston University, ha a disposizione la più grande banca di cervelli al mondo per studiare la malattia (anche l'ex calciatrice Brandi Chastain donerà il cervello alla ricerca) . La Nfl, dopo aver ignorato i legami tra il football americano e la Cte, li ha finalmente riconosciuti nel marzo 2016.

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