Dazi, la Cina cancella la ripresa dei negoziati commerciali con gli Usa

Washington e Pechino continuano a fronteggiarsi a colpi di imposte, ma la Cina "ha finito i proiettili". Colpire le aziende statunitensi nel Paese sarebbe un rischio troppo grande per la Repubblica popolare, che tiene aperta la porta a futuri colloqui
Ap

La Cina ha cancellato l'appuntamento per la ripresa dei colloqui commerciali con gli Stati Uniti, in programma nei prossimi giorni, dopo l'inasprimento delle tensioni, dovute ai nuovi dazi che entreranno in vigore lunedì 24 settembre. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti dell'amministrazione statunitense.

All'incontro dovevano essere presenti il segretario al Tesoro statunitense, Steve Mnuchin, e il vicepremier cinese, Liu He. Lunedì scorso, il presidente Donald Trump ha annunciato l'imposizione di nuovi dazi su prodotti cinesi del valore annuo di 200 miliardi di dollari, cui Pechino ha risposto con una mossa analoga su beni statunitensi da 60 miliardi di dollari. A quel punto, Trump ha ribadito di essere pronto a imporre dazi su altri 257 miliardi di dollari di prodotti, coinvolgendo a quel punto tutte le importazioni dalla Cina, visti i dazi già in vigore, per un totale di 505 miliardi di dollari.

La Cina ha spiegato di non avere intenzione di negoziare sotto la minaccia continua di dazi. "Nulla che abbiano fatto gli Stati Uniti ci ha dato l'impressione di sincerità e buona volontà da parte loro" ha commentato il ministero degli Esteri cinese. "Speriamo che gli Stati Uniti adotteranno delle misure per correggere i loro errori".

Pechino, comunque, ha di nuovo ribadito di essere pronta a nuovi negoziati con Washington il prossimo mese, o a novembre, a ridosso del summit del G20. Finora, la strategia della Cina ha previsto di rispondere colpo su colpo ai dazi statunitensi. Pechino, però, importa meno dagli Stati Uniti (meno di 130 miliardi, lo scorso anno) di quanto faccia Washington con i prodotti cinesi e, per questo, i beni da penalizzare stanno per finire. Non a caso, il segretario al Commercio, Wilbur Ross, ha detto che i nuovi dazi sono stati pensati per "far cambiare il comportamento" della Cina, che "ha finito i proiettili" a disposizione per reagire.

Se Pechino, a quel punto, deciderà di colpire le imprese statunitensi in Cina, idea che circola tra i leader cinesi, il rischio sarebbe di spaventare gli investitori stranieri e causare una fuga di capitali dal Paese, in un momento di rallentamento per l'economia nazionale. Per questo, Pechino ha smesso di minacciare rappresaglie, cercando invece di rassicurare le aziende statunitensi, come successo in un incontro avvenuto lo scorso mese tra Liu He, il responsabile delle politiche economiche del presidente Xi Jinping, e i rappresentanti delle multinazionali statunitensi. All'inizio del mese, le autorità cinesi hanno invece discusso con l'amministratore delegato di Exxon, Darren Woods, di un piano di investimento da 10 miliardi di dollari nella provincia di Guangdong. Lo scorso fine settimana, poi, il vicepresidente cinese, Wang Qishan, ha incontrato un gruppo di tycoon di Wall Street, tra cui i top manager di JpMorgan Chase, Citigroup e Blackstone, per assicurare che nulla è cambiato.

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