Decisione shock S&P: Usa perdono Aaa per prima volta


Raiting sul debito abbassato a "Aa+", come Belgio e Nuova Zelanda


05.08.11

21:06

L'accordo sull'innalzamento del tetto del debito americano non è stato sufficiente a evitare quello che fino a qualche mese fa sembrava possibile solo in un incubo. Gli Stati Uniti hanno perso la "Aaa", il rating più alto, quello che hanno avuto per tutta la loro storia finanziaria. La decisione shock dell'agenzia Standard & Poor's, che ha rivisto ad "Aa+" la valutazione per la prima volta in 70 anni, è arrivata a mercati chiusi, nella tarda serata americana: Washington non ha fatto abbastanza per allontanare preoccupazioni di lungo termine e il debito americano non è più considerato tra gli investimenti più sicuri del mondo. Ora gli Stati Uniti sono al di sotto del Lichtenstein, allo stesso livello di Belgio e Nuova Zelanda.

La spiegazione si è impressa a fuoco direttamente sui libri di storia economica:

"il downgrade riflette l'opinione che il piano di consolidamento fiscale su cui Congresso e amministrazione hanno trovato un accordo non fa abbastanza per quello che, secondo noi, sarebbe neccessario per stabilizzare le dinamiche del governo sul debito nel medio termine"

Peggio ancora:

"in un momento in cui i problemi sono in aumento, l'efficacia, la stabilità e la prevedibilità delle istituzioni americane sono indebolite".

Così anche l'incubo peggiore di Barack Obama si è materializzato: da ora in poi è il primo presidente americano durante il cui mandato gli Stati Uniti hanno perso la valutazione massima e, con essa, parte della loro credibilità davanti al resto del mondo. La prima potenza mondiale non è abbastanza affidabile, un argomento su cui i suoi avversari politici non mancheranno di fare leva da qui alle presidenziali del 2012. Una macchia indelebile, impossibile da cancellare, anche se secondo gli osservatori se la decisione arriva da una sola agenzia, l'impatto non è catastrofico. E l'unica consolazione della notte nera del presidente americano è che Moody's e Fitch non hanno intenzione di seguire S&P e sembrano orientate a dare al Governo il tempo che serve per fare i necessari progressi sulla riduzione del deficit.

Per qualcuno la scelta è giunta inaspettata, soprattutto per una questione di tempi. S&P e le altre maggiori agenzie di rating avevano minacciato di rivedere al ribasso la valutazione degli Stati Uniti in caso di default del Paese e, dopo l'accordo di martedì scorso, il pericolo sembrava rientrato: Fitch Ratings aveva confermato la "Aaa", mentre la stessa Standard & Poor's si era limitata ad abbassare l'outlook a "negativo". Poi c'è stato il crollo dei mercati globali, il timore che il danno fosse già stato fatto e che il braccio di ferro tra Casa Bianca e Congresso sul debito avesse fiaccato un'economia ancora lontana da una piena ripresa.

Ma per gli addetti ai lavori era nell'aria, almeno dalla mattina di venerdì. Nella mattinata americana a Wall Street è circolata tra gli investitori, - sfuggendo anche al radar dei media, - la voce che un downgrade era imminente: i listini hanno immediatamente invertito tendenza rispetto ai guadagni delle prime battute e sono arrivati a cedere quasi il 2 per cento. Attorno alle 13.30 (le 19.30 in Italia) i rappresentanti di S&P hanno comunicato al Tesoro le proprie intenzioni e la documentazione a sostegno di queste, ma il dipartimento ha fatto notare che i conti erano sbagliati di circa 2.000 miliardi di dollari: per questo l'annuncio è slittato di alcune ore. Alle 20.16 (le 2.16 di notte in Italia) l'agenzia di rating ha deciso di andare avanti per la propria strada. E l'incubo americano è cominciato.

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