Descalzi (Eni): nessun rischio politico dall'Italia, "mare molto agitato" nel mondo

Il Ceo del gruppo petrolifero parla da New York, dove ha presentato agli investitori il piano al 2021. Esclude guerra dei dazi tra Usa e Cina e socio potenziale in Messico ma giudica possibile un barile a 80 dollari

Il rischio politico in Italia? Per Eni non c'è. Il fronte geopolitico internazionale? Come "un mare molto agitato". La guerra commerciale tra Cina e Usa? "Solo titoli", una soluzione verrà trovata. Il barile a 80 dollari? "Possibile" ma i prezzi sono nelle mani di Opec e Russia. Un socio potenziale in Messico? No. Claudio Descalzi non si è limitato a parlare del piano strategico 2018-2021 di Eni.

Italia non è un rischio politico
Dal New York Stock Exchange, dove ha tenuto il suo Investor Day dopo quello di Londra del 16 marzo scorso, il Ceo di Eni ha spiegato che la situazione politica in Italia, dove è in corso un "lecito dibattito democratico", "non è un rischio" per le attività di Eni. Il Ceo ha detto che "non ci sono rischi politici" e che "preoccupazioni per l'esecuzione del piano [2018-2021] non ne abbiamo". Facendo riferimento al nostro Paese, Descalzi ha precisato che "i progetti sono già avviati" e che "la maggior parte degli investimenti sono upstream al di fuori dei confini italiani.

"Mare molto agitato" nel mondo
Mentre l'Italia cerca di formare un governo dopo le elezioni del 4 marzo scorso, nel mondo "il mare è molto agitato" dal punto di vista geopolitico. Per questo, c'è cautela da parte degli investitori. Sottolineando che Eni opera "in aree non complicate", tra le quali ha citato Egitto, Indonesia e Messico, Descalzi ha fatto riferimento alla situazione tesa in Siria ma anche alla Russia (sanzionata recentemente dagli Stati Uniti) e all'Iran, protagonista di uno storico accordo sul nucleare siglato nell'estate 2015 dalle principale potenze mondiali e minacciato dal presidente americano Donald Trump. In vista della decisione che Trump prenderà a maggio, reintrodurre o no sanzioni contro Teheran, Descalzi ha affermato che "già ora è difficile lavorare con l'Iran" e che un aumento delle tensioni con Washington farebbe aumentare i prezzi del petrolio.

Cina e Usa troveranno accordo sui dazi
Quanto a Cina e Stati Uniti, secondo Descalzi non si arriverà a una guerra commerciale. Secondo lui le minacce fatte a colpi di dazi sull'asse Washington-Pechino "sono solo titoli", mosse "per potere parlare" e giungere a una soluzione sulla proprietà intellettuale (che secondo il presidente americano Donald Trump è sfruttata ingiustamente dalla seconda economia più importante al mondo). Descalzi ha spiegato che l'obiettivo di Cina e Usa sono "negoziati, accordi. Probabilmente ci arriveranno". Anche perché, ha aggiunto, una guerra commerciale "farebbe più male a chi la inizia di chi la subisce". Il Ceo di Eni ha sottolineato come "il mondo globale sia interconnesso. E' chiaro che una guerra non è tra due Paesi ma qualcosa di più ampio".

Barile a 80 dollari? Dipende da Opec e Russia
A margine dell'Investor Day, al Ceo è stato chiesto un commento sulle indiscrezioni di stampa secondo cui l'Arabia Saudita, il leader di fatto dell'Opec, punta a prezzi del petrolio intorno agli 80 dollari al barile per finanziare la sua fitta agenda e sostenere la valutazione di Aramco, il colosso petrolifero nazionale che si prepara a una mega Ipo. Opec e Russia "stanno riuscendo" a condizionare i prezzi del greggio, risollevati dai livelli a cui scivolò nel 2014. Descalzi ha aggiunto che "il mercato è guidato anche dai fondamentali; le scorte stanno scendendo. Se ci sarà davvero un riequilibrio e [Opec e Russia] continueranno a tagliare l'output, magari si potrebbe" vedere il barile intorno agli 80 dollari. "E' molto nelle loro mani", ha concluso Descalzi secondo cui lo shale oil americano non rappresenta una minaccia perché "la domanda sta crescendo". Secondo lui, "la produzione americana è ottima ma è in mano a centinaia di produttori. Non può fare cambiare il prezzo in prospettiva".

Nessun socio potenziale in Messico
Quanto al Messico, Descalzi ha escluso un socio potenziale al momento. "Che ci sia un socio potenziale in questo momento, no, perché ora il focus è prendere una decisione finale di investimento e iniziare a produrre". Al Ceo è stato chiesto di commentare indiscrezioni recenti di Bloomberg secondo cui il colosso petrolifero italiano stava trattando per cedere una quota in un maxi giacimento petrolifero in Messico. Secondo quelle indiscrezioni, Eni stava negoziando per vendere una partecipazione nell'Area 1 (che si trova offshore) al Qatar Petroleum International; altri potenziali investitori sembravano a loro volta in trattativa.

"Normalmente non si tiene un campo al 100%. Nell'ambito di questo, [avevamo detto che] il Messico poteva entrare. Però siamo stati presi anche un po' alla sprovvista [dalle indiscrezioni] perché se facessimo una cosa del genere, dovremmo parlare con le autorità", ha aggiunto Descalzi precisando: "Spero nei prossimi due mesi" di avere una risposta dal governo messicano per potere avviare il progetto. "Se riusciamo ad avere ok, si parte rapidamente", ha concluso Descalzi.

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