Dieci milioni a Romney da Sheldon Adelson: "E non è che l'inizio"...

Il magnate dei casinò, già grande sponsor di Gingrich ora è il finanziatore n.1 di Romney. Forbes: disponibilità illimitata, potrebbe donare 100 milioni

E così Mitt Romney ce l'ha fatta: al suo ricco paniere di grandi finanziatori ha finalmente acquisito il boccone più prelibato, il supermiliardario Sheldon Adelson, 79 enne magnate dei casinò che durante le primarie, con donazioni da capogiro per circa ventuno milioni di dollari, aveva tenuto in vita artificialmente la candidatura di Newt Gingrich, naufragata la quale si era rimesso su piazza pur non nascondendo il suo scarso entusiasmo per gli altri aspiranti candidati rimasti in lizza, Romney compreso.

Ieri mattina i media hanno diffuso l'indiscrezione di una mega-donazione di ben dieci milioni di dollari da Andelson per la campagna presidenziale di Romney: si tratta di una cifra impressionate, che rappresenta la singola donazione più grande sin qui ricevuta dal candidato repubblicano, e che da sola equivale a quasi un sesto di quanto sin qui registrato nei pur rosei bilanci di "Restore Our Future", il "SuperPAC" che raccoglie i grandi finanziamenti per la campagna elttorale di Romney. Dieci milioni sono il doppio di quanto il magnate della finanza filo-democratico George Soros donò nel 2008 per finanziare Barack Obama, e quasi la metà del suo storico mega-finanziamento per la candidatura di John Kerry nel 2004, nel vano tentativo di impedire la rielezione di Bush. 

Se si scorre la pur nutrita lista dei miliardari che sponsorizzano la campagna Romney for President, si può facilmente notare come questa donazione di Adelson faccia impallidire tutti gli altri contributi sin qui elargiti da quel genere di finanziatori, nessuno dei quali sino ad ora si era spinto a donare più di uno o due milioni. Del resto anche sul fronte avversario nessuno dei grandi sponsor di Obama si è sino ad ora sbilanciato oltre la soglia dei due milioni, che rappresenta ad oggi la vetta raggiunta dai superfinanziatori del presidente come lo stesso Soros e come Jeffrey Katzenberg, il presidente della DreamWorks da lui fondata con Steven Spielberg.

E' da tempo risaputo che Adleson, nato povero (figlio di un tramviere ebreo immigrato dalla Lituania) e divenuto uomo dalla ricchezza leggendaria - pare possegga la più grande flotta area privata del mondo, quattordici veivoli incluso un Boeing 747 - forte delle immense fortune della sua Las Vegas Sands Corporation (l'impero mondiale dei casinò che, tanto per dirne una, include il celeberrimo surreale hotel-casinò Venetian a Las Vegas il quale con le sue ottomila camere si fregia di essere "l'albergo più grande del mondo", e prossimamente, alla faccia della crisi, potrebbe avviare la costruzione nientemeno che di una "Las Vegas Eropea" in Spagna...), può permettersi questo ed altro - molto altro. 

Il fatto nuovo, che potrebbe scuotere dalle fondamenta la campagna elettorale, è che non solo Adelson può, ma anche, a quanto pare, vuole. A rilanciare la notizia su di un livello superiore è infatti sopraggiunta ieri sera un'indiscrezione pubblicata sul sito della rivista Forbes (che nel 2008 definì Adelson il terzo uomo più ricco degli Stati Uniti, e tutt'ora lo annovera tra i primi dieci con un patrimonio personale di oltre venti miliardi): questi dieci milioni sarebbero solo "la punta dell'iceberg", il primo acconto di un finanziamento a valanga ben più cospicuo, "potenzialmente illimitato". 

Per tentare di dare una dimensione a questa iperbolica immagine di "illimitatezza", confidata a Forbes da un ben informato collaboratore di Adelson, il cronista ha ripescato l'intervista rilasciata proprio a lui a febbraio, nella quale, da finanziatore di Gingrich, Adelson aveva dichiarato di essere talmente agguerrito nel voler evitare altri quattro anni delle politiche "socialiste" di Obama da essere disposto a mettere sul tavolo cento milioni (ne avevate letto anche qui).

Lasciando trapelare l'indiscrezione che questi dieci milioni potrebberon essere solo l'inizio, Adelson potrebbe aver voluto esercitare una qualche pressione sul team Romney per influenzare maggiormente la campagna in merito a questioni che notoriamente gli stanno a cuore, come ad esempio la linea filoisraeleiana in politica estera. C'è però da chiedersi se Romney avrebbe davvero convenienza ad accettare una donazione tanto spropositata, che inevitabilmente farebbe scaturire l'accusa di aver "venduto" la propria candidatura ad un singolo finanziatore, fatto senza precedenti nella storia americana. In ogni caso, notano i commentatori di The Politico, questa sua "puntata" alla roulette delle presidenziali è solo una prima apertura del gioco.

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