Dieselgate: ex manager Volkswagen condannato in Usa a 7 anni di carcere

Oliver Schmidt, cittadino tedesco 48enne, dovrà versare anche una multa di 400.000 dollari

Sette anni di carcere e una multa di 400.000 dollari. E' questa la sentenza piombata su un ex manager di Volkswagen, accusato di avere partecipato alla frode legata allo scandalo emissioni che nel settembre 2015 travolse il gruppo tedesco. Volkswagen ammise di avere montano un software illecito nei motori di quasi 11 milioni di veicoli su scala globale.

Si tratta di Oliver Schmidt, cittadino tedesco 48enne che dal 2014 all'inizio del 2015 aveva lavorato da Ann Arbor (Michigan) come capo dell'ufficio per l'ingegneria e l'ambiente di Volkswagen in America. Era stato arrestato a inizio 2017 dall'Fbi e da allora si trova in un carcere del Michigan. All'inizio dello scorso agosto si dichiarò colpevole per avere contribuito a frodare funzionari Usa e clienti con veicoli a motore diesel su cui era stato montato un software illegale; l'obiettivo era superare i test del governo Usa sulle emissioni.

La sentenza è stata pronunciata in un tribunale di Detroit (Michigan) dal giudice Sean Cox, secondo cui la frode rappresenta un "crimine molto serio e preoccupante a danno del nostro sistema economico". Secondo lui, Schmidt ha fuorviato "consapevolmente" gli inquirenti e ha "partecipato attivamente" nella distruzione di documenti e prove. "Hai visto come un'opportunità di avanzamento della tua carriera il tentativo da parte di VW di coprire questa frode immensa negli Stati Uniti", ha detto il giudice rivolgendosi a Schmidt.

Quest'ultimo sostiene di avere seguito gli ordini dei suoi superiori nel fuorviare i regolatori ma allo stesso tempo ha mostrato pentimento. "Accetto la responsabilità delle cose sbagliate che ho commesso", ha dichiarato commosso. "Ho preso decisioni cattive e per questo mi scuso".

L'ex manager di Volkswagen ha accettato di essere deportato una volta terminata la sua sentenza in un carcere americano. Schmidt è una delle otto persone accusate nel caso riguardante il dieselgate e il secondo ad essere finito dietro le sbarre. James Liang, ingegnere che a sua volta si è detto colpevole, lo scorso agosto è stato condannato a 40 mesi di prigione. Gli altri, tra executive e dipendenti di VW, risiedono in Germania e di loro non è attesa una estrazione in Usa.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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AP

Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

AP

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Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

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