Digital tax, la Francia sfida gli Usa: "Pronti ad andare al Wto"

Washington minaccia rappresaglie, "ma la tassa colpisce le aziende Usa, Ue, francesi o cinesi allo stesso modo. Non è discriminatoria"
Ap

La Francia è pronta a portare gli Stati Uniti davanti all'Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) per le minacce del presidente Donald Trump di imporre dazi sullo champagne e altri prodotti francesi come rappresaglia per la 'digital tax' francese, che colpisce - anche - i colossi tecnologici statunitensi. Lo ha detto il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, in un'intervista alla France 3.

"Siamo pronti ad andare davanti a una corte internazionale, in particolare al Wto, perché la tassa nazionale sulle società digitali tocca le aziende statunitensi allo stesso modo di quelle dell'Unione europea, francesi o cinesi. Non è discriminatoria" ha dichiarato.

Parigi, come altre capitali europee, denuncia da tempo che le società tecnologiche non pagano abbastanza imposte su quanto guadagnato nel Paese. A luglio, il governo ha deciso di applicare una tassa del 3% sui ricavi dei servizi digitali in Francia delle società con oltre 25 milioni di euro di ricavi in Francia e un fatturato di 750 milioni di euro nel mondo; la tassa è applicata retroattivamente dall’inizio del 2019 e il governo stima che quest’anno raccoglierà così 400 milioni di euro. Washington minaccia di applicare pesanti dazi sulle importazioni di prodotti francesi, ma la Francia e l'Unione europea hanno più volte detto di essere pronti a ribattere colpo su colpo.

La Francia è pronta, ha detto Le Maire, a discutere di una tassa digitale globale con gli Stati Uniti nell'ambito dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), ma ha detto che una tale tassa non può essere opzionale per le società internet.

"Se ci sarà un accordo all'Ocse, avremo una tassa digitale globale. Altrimenti, faremo ripartire i negoziati a livello Ue" ha detto il ministro francese, aggiungendo che il nuovo commissario Ue per l'Economia, Paolo Gentiloni, ha già proposto di far ripartire il dialogo. La Francia ha deciso di andare avanti con la propria tassa digitale dopo il mancato accordo tra i Paesi membri della Ue, sotto la precedente commissione europea, vista l'opposizione di Irlanda, Danimarca, Svezia e Finlandia.

Nei giorni scorsi, gli Stati Uniti hanno ribadito la richiesta ai Paesi alleati di sospendere i piani per imporre una 'digital tax', riaffermando la volontà di discutere della tassazione da imporre ai giganti del web all’interno dell’Ocse. In una lettera inviata al segretario generale dell'Ocse, Jose Angel Gurria, datata 3 dicembre, il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, ha espresso "serie preoccupazioni" per le proposte di alcuni Paesi.

"Gli Stati Uniti sono a favore delle discussioni in seno all’Ocse per fronteggiare le problematiche che il sistema fiscale internazionale deve affrontare" ha scritto Mnuchin. "Crediamo che sia molto importante che queste discussioni portino a un accordo per prevenire la proliferazione di misure unilaterali" ha aggiunto Mnuchin, facendo riferimento alla 'digital tax' introdotta dalla Francia che colpisce colossi del web statunitensi come Google, Apple, Amazon e Facebook. L'Italia è tra i Paesi che potrebbero introdurre la 'web tax'. Il segretario al Tesoro ha poi riaffermato la “ferma opposizione” degli Stati Uniti alla tassa sui servizi digitali perché "avrebbe un impatto discriminatorio sulle aziende basate negli Stati Uniti e sarebbe inconsistente con l’architettura delle attuali regole fiscali internazionali".

Al recente vertice della Nato a Londra, Trump ha detto che Stati Uniti e Francia "risolveranno" i loro problemi entro "breve". Trump si è detto ottimista sulla possibilità di risolvere quella che ha definito una "piccola disputa" con la Francia e ha ricordato che storicamente la Francia e gli Stati Uniti sono riusciti a compiere "molte cose buone" come alleati. 

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