Dimon: potrei battere Trump, "sono più intelligente". Poi si pente

Il Ceo di Jpm ha escluso una candidatura alle presidenziali
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Jamie Dimon deve avere pensato che non è elegante insultare pubblicamente il presidente americano in carica, per quanto le sue politiche non piacciano.

Nel giro di un'ora, il Ceo di JP Morgan si è pentito dei commenti fatti su Donald Trump. Durante un evento a New York aveva detto che lui batterebbe Trump alle elezioni perché "sono più tosto e più intelligente di lui". Poi Dimon ha fatto marcia indietro: "Non avrei dovuto dirlo". E ha confermato quanto già detto in passato: "Non mi candiderò alla presidenza"... "mia moglie non me lo permetterebbe" anche se "credo che le piacerebbe essere una first lady".

L'a.d. della più grande banca americana per asset, ruolo che manterrà per altri cinque anni anche se ha di fatto ceduto ai due co-presidenti la sua gestione, aveva spiegato che sarebbe improbabile che un banchiere ricco come lui possa "vincere il lato liberal del partito democratico". Quel partito, amaramente sconfitto nel novembre 2016 dalla vittoria shock di Trump, deve però "tirarsi insieme" per riscattarsi.

Prima della marcia indietro, i commenti di Dimon erano stati piuttosto duri contro l'inquilino della Casa Bianca, che potrebbe reagire con un suo solito tweet.

Dimon aveva spiegato di avere pensato che mai un ricco newyorchese sarebbe riuscito a diventare Commander in chief, cosa smentita dalla vittoria di Trump. Lui ha sostenuto di essere "cresciuto in una parte del Queens più povera" di quella dove viveva Trump. "Ma io sono un banchiere. Sono parte dell'elite. Lui...non credo che gli americani lo vedano come parte di una elite. Lo vedono come qualcuno che ha dato ogni giorno un pugno all'elite".

Dimon aveva fatto anche un paragone con lo stesso Trump e riferendosi a sé stesso aveva dichiarato: "Questo newyorchese ricco ha guadagnato i suoi soldi. Non sono stato un regalo di papà".

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Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

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