Diritti umani, l'alto commissario Onu: parole di Trump "vicine all'incitamento alla violenza"

Zeid Ra'ad al-Hussein: "La sua retorica mi ricorda i tempi bui" del ventesimo secolo

La retorica del presidente statunitense, Donald Trump, contro i mass media 'nemici del popolo' è "molto vicina all'incitamento alla violenza", che potrebbe portare i giornalisti ad autocensurarsi o a essere attaccati. Lo ha detto l'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Zeid Ra'ad al-Hussein, in un'intervista esclusiva al Guardian prima della fine del suo mandato. Il diplomatico e principe giordano lascerà l'incarico questo mese, dopo aver deciso di non ripresentarsi per un secondo mandato quadriennale, in un momento in cui le grandi potenze mondiali sembrano meno impegnate a combattere gli abusi.

Il principe giordano, che sarà sostituito dall'ex presidente cilena Michelle Bachelet, ha detto che la mancanza di interesse dell'amministrazione Trump per i diritti umani, come nella vicenda della separazione delle famiglie di migranti irregolari, costituisce un cambio di rotta netto rispetto alle precedenti amministrazioni statunitensi e che la retorica del presidente contro le minoranze e la stampa gli ricorda due dei periodi peggiori del ventesimo secolo, quelli precedenti alle due guerre mondiali. Trump, a giugno, ha deciso di far uscire gli Stati Uniti dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

"Abbiamo cominciato a vedere una campagna contro i media...che potrebbe potenzialmente mettere in moto una catena di eventi che potrebbe sfociare in violenze contro i giornalisti che fanno il loro lavoro, oppure in potenziali autocensure. In questo contesto, ci si avvicina molto all'incitamento alla violenza" ha detto l'alto commissario. L'esempio di Trump, poi, è stato già seguito da altri leader che "tendono a essere più autoritari o che aspirano a esserlo".

Due settimane fa, David Kaye e Edison Lanza, due esperti indipendenti delle Nazioni Unite per quanto riguarda i diritti umani, hanno scritto in un comunicato stampa che gli attacchi di Trump contro i mass media violano la libertà di stampa e i diritti umani. Secondo i due esperti, "i suoi attacchi sono strategici e concepiti per minare la fiducia nei cronisti e accrescere i dubbi su fatti verificabili".

Su iniziativa del Boston Globe, il 16 agosto almeno 100 organizzazioni faranno sentire la loro voce contro la retorica del leader statunitense. Il quotidiano sta invitando gli editorialisti di altri organi di stampa a produrre articoli d'opinione sull'attacco di Trump contro i media, denunciando quella che il giornale ha chiamato una "guerra sporca contro la stampa libera". L'iniziativa editoriale si verifica in un'America in cui il 43% degli elettori repubblicani crede che Trump dovrebbe avere "il potere di chiudere i giornali coinvolti in un cattivo comportamento", secondo un recente sondaggio Ipsos.

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Anche Donald Trump, come altri presidenti americani prima di lui, ha firmato una dichiarazione di emergenza nazionale. Per il 45esimo Commander in Chief, c'è una crisi al confine tra Stati Uniti e Messico dove serve - è la sua tesi - costruire un muro per fermare una "invasione di droghe, criminali e gang". Peccato che con una tale mossa, il 45esimo Commander in chief non solo abbia agito in un contesto decisamente diverso da quello dei suoi predecessori; Trump ha anche spianato la strada a una serie di battaglie politiche e legali su una "crisi" non dimostrata dai dati. Non a caso, parlando alla stampa dal Rose Garden, il leader Usa ha attaccato un paio di giornalisti critici. A Jim Acosta, a cui in passato aveva negato accesso alla Casa Bianca, ha detto di fare "domande false" per una emittente "fake", la Cnn. A un altro reporter che aveva osato chiedergli che dati utilizza per dire che c'è una crisi al confine meridionale, Trump ha ordinato di sedersi e starsene zitto.

Scelta da Trump per diventare ambasciatrice Onu, Nauert si ritira

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