Divieto Trump, il direttore del Wsj ai giornalisti: "Non chiamateli più solo Paesi musulmani"

È giusto identificare così i 7 Stati colpiti dal bando? La discussione è aperta nelle redazioni. Il timore di alcuni è che certa stampa non abbia voglia di 'fare guerra' al presidente per quattro anni. Il richiamo a una decisione di Obama è inappropriato
AP

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sospeso l'ingresso nel Paese per i cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana, provocando enormi proteste nel Paese e nel resto del mondo. Il direttore del Wall Street Journal, Gerry Baker, non trova però corretto definire i Paesi bloccati da Trump solo come nazioni "a maggioranza musulmana" nelle notizie scritte sul quotidiano. "È molto tendenzioso. La ragione per cui (questi Paesi, ndr) sono stati scelti non è perché sono a maggioranza musulmana - ha scritto Baker in un'e-mail inviata ai caporedattori, ottenuta da BuzzFeed - ma perché sono nella lista dei Paesi che Obama ha identificato come Paesi che preoccupano".

I Paesi colpiti dal provvedimento sono Iraq, Iran, Somalia, Sudan, Siria, Libia e Yemen; l'ordine esecutivo prevede il blocco degli ingressi per 90 giorni, ma il segretario alla Sicurezza nazionale, John Kelly, ha detto ieri che, per i cittadini di alcuni di questi Paesi, il divieto potrebbe durare a lungo. L'amministrazione si è più volte difesa, affermando che non si tratta di un "bando contro i musulmani", ma di un tentativo di impedire l'ingresso di "terroristi islamici", basato su Paesi già individuati dalla precedente amministrazione.

"Sarebbe meno tendenzioso dire 'sette Paesi che gli Stati Uniti hanno designato come Stati che pongono un rischio significativo o elevato di terrorismo'" ha scritto ancora Baker. L'e-mail avrebbe subito creato malumori tra i giornalisti: "Non dovremmo berci in modo acritico quello che dice l'amministrazione. Ho capito quello che intendeva, ma nom è questo il modo di affrontarlo" ha commentato un giornalista, parlando con BuzzFeed.

Dopo la pubblicazione dell'articolo di BuzzFeed, Baker ha voluto precisare, scrivendo ai suoi giornalisti, che "non c'è alcun divieto sulla frase 'Paese a maggioranza musulmana', ma dovemmo sempre fare attenzione a non usare questi termini come unica descrizione dei Paesi colpiti dal divieto".

Il dibattito sull'uso tendenzioso di certe parole è senza dubbio positivo, ma negli Stati Uniti c'è il timore che possa trattarsi di un riposizionamento di alcuni media, forse non intenzionati a 'fare guerra' a Trump per quattro anni.

Per quanto riguarda il riferimento a un precedente atto dell'amministrazione Obama, è necessario chiarire che si trattava di una modifica al programma di ingresso negli Stati Uniti senza visto, permesso ai cittadini di 38 Paesi (tra cui l'Italia) per 90 giorni con il Visa Waiver Program; Obama firmò una legge che modificava il programma, impedendo ai cittadini dei 38 Paesi di entrare senza visto qualora avessero visitato Iran, Iraq, Siria e Sudan (furono poi aggiunti Libia, Yemen e Somalia) dopo il marzo 2011. In altre parole, l'azione di Obama mirava a non far entrare senza visto le persone che erano state in quei Paesi; non riguardava quindi i cittadini dei sette Paesi presi di mira da Trump e, soprattutto, non vietava a nessuno l'ingresso negli Stati Uniti.

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