Dogana Usa, nel 2017 cresciuti a dismisura i controlli su telefoni e dispositivi mobili

Controllati i device di oltre 30.200 persone. Rilasciata anche una nuova policy sulle perquisizioni

Se non siete un cittadino americano e state programmando un viaggio negli Stati Uniti dovete mettere in conto che il vostro smartphone o uno degli altri vostri dispositivi elettronici venga controllato o addirittura sequestrato alla frontiera. Il Custom and Boarder Protection (Dogana e Polizia di Frontiera degli Stati Uniti) ha infatti controllato nello scorso anno un numero record di cellulari e dispostivi mobili alle frontiere statunitensi.

A dichiararlo è stata la stessa agenzia, posta sotto il controllo del Dipartimento della Sicurezza Interna (Homeland Security), specificando che l’incremento dei controlli è da attribuire all’aumento del numero di dispositivi elettronici che i viaggiatori portano con sé, ma anche alla necessità di monitorare con maggiore attenzione il numero di device, vista l’immensa quantità di informazioni che contengono.

Nello specifico, come riporta il Wall Street Journal, nell’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2017 (e che prende in considerazione il periodo che va dal 1 ottobre 2016) sono stati perquisiti e analizzati i dispositivi di 30.200 persone, la maggior parte dei quali ha poi lasciato il Paese. Una crescita sostanziosa rispetto ai 19.051 dispositivi controllati nell’anno precedente.

L’80% delle ispezioni è stato effettuato su smartphone, tablet e portatili appartenenti a stranieri o a possessori di una Permanent Resident Card (la cosiddetta Green Card). Solo una verifica ogni cinque è stata invece effettuata sui device di un cittadino americano.

"In questa era digitale, i controlli alle frontiere sui dispositivi elettronici sono essenziali per far rispettare la legge al confine degli Stati Uniti e per proteggere il popolo americano", ha dichiarato John Wagner, vice commissario esecutivo dell'Office of Field Operations che assieme alla Cbp controlla le frontiere.

C'è però dell'altro perché oltre ad aver rilasciato questi importanti dati, l’agenzia americana ha reso nota anche la nuova policy sui controlli che specifica quali sono le procedure concesse agli agenti di frontiera e in quali casi possono applicarle. Nel dettaglio, le nuove direttive fanno sì che gli agenti possano controllare i dati e le informazioni salvate sul dispositivo ma non possano accedere a tutto ciò che è salvato nel cloud. Allo stesso modo, gli agenti hanno il diritto di chiedere le password di accesso dei singoli device ma non hanno alcun diritto a salvarle o memorizzarle.

Queste nuove regole stabiliscono inoltre le differenze tra i "controlli di base" e quelli "avanzati", con questi ultimi che implicano il collegamento del dispositivo a un computer per recuperare e copiare le informazioni. Ma quali sono i casi in cui questi controlli avanzati sono consentiti? Per la prima volta è stato chiarito anche questo punto: gli agenti hanno il diritto di attuare questa procedura, sempre dopo l’approvazione di un superiore, solo nel caso in cui ci sia "un ragionevole sospetto" o "prove inconfutabili" che su quel dispositivo siano contenute informazioni sensibili o che il possessore sia un soggetto pericoloso.

Ma non è tutto perché le nuove regole stabiliscono il diritto dei viaggiatori ad essere informati quando i loro dispositivi sono posti sotto controllo a meno che il viaggiatore "non sia un pericolo per la sicurezza nazionale, per le forze dell’ordine, per la sicurezza degli ufficiali o per altri interessi operativi". C’è insomma una certa discrezionalità d’attuazione di queste nuove norme da parte degli agenti.

Va’ detto che si tratta di una materia spinosa che ha più volte fatto scendere in campo le associazioni a difesa della privacy. Lo scorso anno, ad esempio, l’American Civil Liberties Union e la Electronic Frontier Foundation hanno citato in giudizio l’amministrazione americana per conto di 10 cittadini statunitensi e un residente permanente i cui dispositivi sono stati perquisiti o sequestrati alla frontiera. I gruppi sostengono che questa politica vada contro i diritti sanciti costituzionalmente e che bisognerebbe avere un mandato per effettuare questa tipologia di controlli sui viaggiatori.

Sul fronte opposto l’ex segretario di Homeland Security John Kelly e attuale capo di gabinetto della Casa Bianca durante un’udienza in Senato nel giugno scorso ha dichiarato che questa tipologia di controlli non sono la routine ma vengono effettuati solo quando necessari. Eppure è stato lo stesso Kelly a suggerire un’opzione che rischia di essere ancora più lesiva della privacy dei viaggiatori: i controlli sui loro account social e sui loro browser internet.

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