Strategie e suggerimenti per superare i colloqui a Google

Un libro dell'economista William Poundstone spiega i test logici dell'azienda

Quanta carta igienica sarebbe necessaria per coprire il Texas? Quanti aspirapolveri sono costruiti in un anno? Si può nuotare più velocemente in acqua o nello sciroppo? Se la risposta a queste domande è “chi se ne importa”, forse le probabilità di andare a lavorare per Google sono piuttosto scarse. A chi invece interessasse trovare una risposta, William Poundstone, autore del libro intitolato “Sei abbastanza brillante per lavorare in Google?” spiega nella sua opera quanto sia difficile oggi, anche per le menti migliori al mondo, ottenere un lavoro in qualsiasi settore della new economy.

Le ragioni sarebbero diverse. Innanzitutto, spiega l'economista, ci sono più persone che posti di lavoro e poi chi assume ha paura e non può essere mai sicuro che le risposte esatte di un candidato si traducano in buoni risultati sul lavoro. Poundstone sostiene che non esiste nessuna prova che queste domande talvolta impossibili e anche bizzare possano funzionare, tuttavia ricorda che diversi studi scientifici dimostrano che i vecchi processi di selezione erano del tutto errati poichè si basavano solo sull'apparenza e sul modo di parlare anzichè sull'intelletto.

Le domande di Google, per esempio come elaborare un piano di evacuazione per San Francisco, sarebbero intenzionalmente aperte perchè non importa tanto che le risposte siano giuste quanto il processo logico con cui si arriva a darle. Poundstone nel suo libro cerca dunque di offrire strategie e suggerimenti per rispondere ad ogni tipo di domanda o trabocchetto. Una speranza in più per chi cerca lavoro oggi e che potrebbe un giorno o l'altro, trovarsi di fronte agli stessi bizzarri quesiti.

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