Secondo dibattito, cresce pressione su Obama

Alla vigilia del secondo round, il presidente è sempre più chiamato ad invertire il trend negativo innescato dal suo flop nel primo duello contro Romney

"E così alla fine la vera sfida per Obama è risultata essere non l'economia, non il Collegio Elettorale, non la base motivata ed estremista del Partito Repubblicano. La vera sfida con la quale Obama si deve misurare nella volata finale della campagna elettorale è risultato essere Obama stesso". Così l'opinionista Andrew Sullivan, uno dei più accesi sostenitori del presidente uscente nella blogosfera a stelle e strisce, dava voce ieri sera all'apprensione con la quale i simpatizzanti di Obama guardano al secondo dibattito contro Mitt Romney che si terrà domani sera alla Hofstra University di Long Island, appena fuori New York (che quattro anni fa ospitò il terzo ed ultimo dibattito Obama-McCain).

Sullivan sentenzia (un po' prematuramente per la verità: prima di poterlo affermare con un minimo di certezza "scientifica" dovremo attendere i sondaggi condotti nell'arco del weekend, che verranno pubblicati nella giornata di oggi) che la performance del vicepresidente Joe Biden nel dibattito contro Paul Ryan ha soltanto "rallentato la caduta libera" di Obama nei sondaggi innescatasi dopo il flop del presidente nel primo dibattito, ma non ha certo invertito il trend negativo che, proseguendo di questo passo, porterebbe Obama alla sconfitta. "Resto fermo nella mia militanza pro-Obama" spiega Sullivan, "ma profondamente demoralizzato dalla performance tanto esecrabile, sciatta, spompata e vuota con la quale egli ha ripagato tutto l'entusiasmo e le donazioni record di noi suoi sostenitori, al punto da far venire quasi la tentazione di non votarlo nemmeno. Adesso quello che deve fare è infilzaredi brutto  i prossimi due dibattiti, asfaltare Romney in entrambi in modo talmente deciso da spianarsi la strada verso la vittoria".

Davvero i sostenitori di obama si aspettano così tanto? Non sarà troppo? Chris Cillizza del Washington Post nota che stavolta Romney, venendo dal trionfo di due settimane fa, non potrà beneficiare dell'effetto sorpresa di cui ha goduto nel primo dibattito, nel quale nessuno pronosticava che Obama si sarebbe fatto mettere sotto a quel modo; ma osserva al contempo che l'attenzione sul secondo dibattito è tutta incentrata su Obama, sulla sua capacità o meno di evitare un secondo flop che, a detta di tutti, gli costerebbe la rielezione.

Il problema è che ormai per Obama non si tratta più solo di evitare un flop: ci si aspetta una riscossa, un riscatto, una rivincita. Dando ovviamente per scontato che stavolta il presidente farà di tutto per far dimenticare la figura apatica e demotivata vista due settimane fa, Cillizza ipotizza che stavolta egli userà gli argomenti polemici aggressivi che aveva lasciato nel cassetto nel dibattito di Denver: dal passato di Romney nella Bain Capital, alla polemica sul “47 per cento”,  alla ritrosia di Romney nel fornire dettagli sul suo programma di riforma fiscale.

Nel cosiddetto "gioco delle aspettative", il presidente stavolta è chiaramente svantaggiato. All'indomani della figuraccia di Denver, qualsiasi sua prestazione più o meno normale sarebbe per contrasto apparsa sfavillante; ma dopo due settimane passate a promettere il riscatto con un seconda performance "più aggressiva", e dopo lo show di Biden di giovedì scorso, il rischio per lui è che domani i suoi fans si aspettino di vederlo interpretare una via di mezzo tra Capitan America e l'Incredibile Hulk, e che una sua prestazione decorosa ma non aggressiva risulti comunque molto al di sotto delle aspettative, pericolosamente elevate.