Domani sera in onda "Game Change", la fiction sulle presidenziali del 2008

Nell'adattare il libro a film si è scelto di raccontare solo i retroscena su Sarah Palin, tralasciando quelli su Hillary e Obama

“Questa merda sarebbe davvero interessante, se non ci stessimo in mezzo”. Questa frase, che Barack Obama avrebbe pronunciato nel settembre del 2008 rivolto al suo stratega elettorale David Axelrod, è stata scelta dall'editore per aprire la sinossi dell'osannato e criticato bestseller Game Change, il libro sui retroscena delle presidenziali del 2008 scritto a quattro mani da Mike Halperin di TIME e John Heilemann del New York Magazine. Chi domani sera guarderà su HBO l'attesissimo tv-movie tratto da quel libro non vedrà però né quel dialogo tra Obama ed Axelrod, né nessuna delle tante scene “brucianti” sulle primarie democratiche delle quali pure il libro è zeppo. Il motivo è facilmente intuibile guardando uno qualunque dei vari teaser che in questi mesi ne hanno preceduto la messa in onda: 

Come si vede, la fiction di HBO è tratta solo da una parte, in effetti da una piccola parte del fortunato libro di Halperin ed Heilemann: quella che ha per protagonista Sarah Palin e come coprotagonista John McCain. Della parte dedicata ad “Obama e i Clinton” (così recita il sottotitolo del libro) non c'è traccia. Zero.

Anche il cast del film, reso noto poco a poco nell'arco di un anno, con un sapiente stillicidio di micro-rivelazioni partite nel marzo del 2011, conferma la stessa cosa: sappiamo che Sarah Palin è interpretata da una bravissima Julianne Moore, e John McCain da Ed Harris; sappiamo che Peter MacNicol e Woody Harrelson interpretano i due litigiosi spin doctor repubblicani Rick Davis e Steve Schmidt; non sappiamo però chi interpreta Barack Obama e Hillary Clinton, per la semplice ragione che non li intepreta proprio nessuno.

Eppure quella metàdella storia sarebbe stata molto avvincente nel film, e del resto ha contribuito a fare la fortuna del libro molto più di quella che verrà inscenata domani sera. Ad esempio: quando il libro uscì due anni fa Harry Reid, il leader dell'allora maggioranza democratica al Senato, dovette scusarsi pubblicamente con il presidente per via della rivelazione, da parte di Halperin ed Heilemann, di una sua battuta politicamente molto scorretta su Obama durante la campagna elettorale: può vincere l'elezione, aveva detto, perché in fondo è sì un afroamericano, ma “dalla pelle chiara”, e “non parla per nulla con un accento da negro, a meno che non lo voglia”. Nessuna scusa è invece venuta da Bill Clinton, che secondo gli autori, parlando con Ted Kennedy nel tentativo di convincerlo a dare il suo endorsement a Hillary, avrebbe detto sprezzante del giovane senatore dell'Illinois: “quel ragazzo, qualche anno fa, ci avrebbe servito il caffè”. E nessuna smentita da Harold Ickes, il consulente di Hillary che secondo il libro suggerì di mettere alle costole di Barack Obama un investigatore privato per mostrare quanto l'avversario fosse legato all'imbarazzante pastore Jeremiah Wright (quello di “Dio maledica l'America”).

In queste settimane la messa in onda del film è stata preceduta più che altro da polemiche per il modo antipatizzante in cui viene mostrata Sarah Palin, che l'altro giorno si è difesa facendo lanciare dal suo SarahPAC un contro-spot dal titolo “Game Change you can believe in” (notare il giochino tra “HBO” e “BHO”, le iniziali di Barack Hussein Obama):

In realtà, più che nel ritratto non benevolo della Palin, il taglio eccessivamente fazioso di questa nuova produzione HBO potrebbe risiedere in ciò che il film non ritrae affatto. E sarebbe davvero un peccato, perché nel libro (uno dei cui autori si è fatto notare per una certa sguaiata irriverenza nei confronti del presidente) tutto questo pudore filogovernativo proprio non c'era.